Frosinone: scacco matto alla piramide della droga

Una donna al vertice della piramide della droga. Dolores Zangoli, 66 anni, nome di spicco della banda della Magliana, è stata arrestata nei giorni scorsi dagli investigatori della squadra mobile di Frosinone con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Era proprio lei a capo dell’organizzazione, smembrata su indicazione della Dda dagli uomini del vice questore Cristiano Tatarelli, che hanno fatto scattare le manette ai polsi di otto persone. In cella con la Zangoli sono finiti Massimo Frattali, 63 anni di Acuto (Frosinone), il figlio Massimiliano, di 38, Elio Gismondi di 68, originario di Supino (Fr), Maurizio Vashey, cinquantasettenne di Anagni, Giuseppe Casini, 38 anni di Fiumicino, Tonino Gerace, 47 anni di Ostia e Giorgio Turchetti, romano di 64 anni. Le indagini a tappeto hanno consentito agli investigatori di acquisire numerosi elementi di prova a carico degli indagati e mettere le mani su notevoli quantitativi di stupefacenti.
Gerace fu il primo a finire in carcere, sorpreso il 27 aprile dello scorso anno a Ostia mentre spacciava cocaina. Un mese dopo gli agenti della mobile scoprirono la presenza di un pacco, proveniente da Santiago del Cile e «parcheggiato» in Francia, a nome degli otto membri della banda. Lo strano linguaggio utilizzato per confermare la spedizione lasciava ben pochi dubbi. I membri della banda, infatti, il giorno successivo avrebbero viaggiato su un treno per recarsi oltralpe. Ma i loro piani sono stati rovinati dalla squadra mobile, che è intervenuta sequestrando quasi un chilo di coca, che era già nelle mani di Gismondi.
Maurizio Vashey, che nel ’99 era già stato fermato all’aeroporto di Francoforte con due chili e mezzo di cocaina, a gennaio dello scorso anno è stato bloccato nuovamente, ma allo scalo di Lugano, in Svizzera: viaggiava con un chilo di «neve» all’interno dello stomaco. Nel corso delle perquisizioni domiciliari gli agenti hanno anche requisito tre pistole ad aria compressa, alcuni scanner per l’ascolto delle comunicazioni delle forze dell’ordine, bilancini di precisione e sostanza da taglio. Nei cassetti c’erano anche diversi documenti contabili relativi al reinvestimento dei profitti derivanti proprio dal traffico della droga. Blocknotes precisi che contenevano, dettaglio per dettaglio, le cifre e i filoni in cui erano stati riciclati i soldi della morte.