Fs e Alitalia: tempi stretti per i nuovi vertici

Il viceministro Tononi: «Decisioni a breve». Le ipotesi per il toto-nomine

Paolo Stefanato

da Milano

Prima le Ferrovie. Poi l’Alitalia. Si stringono i tempi per un esame delle rispettive situazioni aziendali, e per l’eventuale ricambio ai vertici. Se tuttavia per le Fs si dà per scontato un avvicendamento di responsabilità, e l’uscita di Elio Catania appare sicura, più incerta e, in qualche modo, più complessa è la situazione dell’Alitalia. Il primo è ancora un gruppo pubblico al 100%, con logiche - per quanto svecchiate - ancora pesantemente monopolistiche. La seconda è una società quotata in Borsa, che opera in un contesto competitivo, nella quale il Tesoro ha una posizione preminente (49,9%) ma non totalitaria. Se per la prima vale ancora il principio che lo Stato, in qualche modo, ripiana le perdite di bilancio, per la seconda l’aiuto di Stato è un divieto assoluto. Diverse, quindi, le misure d’intervento.
Il fascicolo «trasporti» sarà oggi sul tavolo di Palazzo Chigi per un confronto con sindacati (alle 9), che poi incontreranno il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi. Subito dopo si riunirà il Consiglio dei ministri. In secondo piano, ma non meno importanti, sono attese presto decisioni sull’Anas e sulla Tirrenia (che da fine 2008, su richiesta dell’Unione europea, si troverà ad affrontare la fine dei finanziamenti statali, in un mercato più aperto alla concorrenza).
Le scelte sulle Ferrovie sono attese a breve. Il candidato «naturale» al ruolo di amministratore delegato della holding è Mauro Moretti, attuale ad di Rfi, mentre l’ex ministro Paolo Baratta, sempre secondo le indiscrezioni, potrebbe andare alla presidenza. Nelle ultime 24 ore il nome di Baratta ha perso leggermente quota. In tema di Fs il dibattito si è concentrato soprattutto su temi di assetto societario: sia il ministro dei Trasporti Bianchi, sia quello delle Infrastrutture Di Pietro hanno ribadito che non è in discussione il ruolo della holding che controlla il gruppo Fs. Piuttosto - come ha sottolineato Di Pietro - si tratterà di separare ancora più nettamente - nello spirito dei dettami europei - il ruolo della società di gestione rispetto a quella proprietaria delle rete.
Quanto alle nomine, «prima le facciamo meglio è» ha detto il viceministro dei Trasporti, Cesare De Piccoli. Il sottosegretario all’Economia, Massimo Tononi, ha annunciato decisioni «a breve», rimarcando la necessità «a brevissimo» di un confronto collegiale all’interno del governo.
Da parte sua, Di Pietro ha chiesto uno stop alle maxiretribuzioni, osservando che «i manager dovrebbero poter terminare il loro mandato», ha detto, ma se poi non garantiranno «il raggiungimento di risultati positivi e misurabili» il governo sarà «legittimato a interrompere il loro mandato senza alcuna buona uscita». Implicito il riferimento a Ferrovie e Alitalia.
Sui vertici della compagnia il dibattito è vivace. Gli osservatori si dividono in due filoni. Quelli che credono in una resistenza al vertice di Giancarlo Cimoli fino a scadenza (maggio 2008), e quelli che credono in una sua uscita dopo l’estate. Le motivazioni dei primi si basano sul fatto che il presidente e ad non è politicamente sgradito alla maggioranza; e che il piano industriale ha bisogno di continuità di gestione. I secondi, che vedono Cimoli indebolito anche dall’uscita di un manager di prima linea come Rosa Maria Gulotta (che sarà, a quando pare, sostituita ad interim dal direttore delle relazioni istituzionali, Guido Improta), si lanciano nel tam tam delle ipotesi.
Al posto di Cimoli potrebbero arrivare - riferiamo per la cronaca - Vito Gamberale, che ieri è stato ricevuto a Palazzo Chigi, Gianni Sebastiani (ex Meridiana), Maurizio Basile (Adr), Paolo Rubino (ex direttore passeggeri Alitalia), Giorgio Zappa (Finmeccanica). Alcuni (come, per esempio, Rubino) potrebbero essere chiamati alla carica di direttore generale (che oggi non esiste), o (come Basile) a quella di amministratore delegato, se questa venisse scissa dalla presidenza, che resterebbe a Cimoli.