Fu il mitico organizzatore dei concerti della generazione hippie. Al suo Avalon suonavano Grateful Dead e Country Joe Addio Chet Helms, guru di Woodstock Morto a 63 anni l’eccentrico personaggio che scoprì Janis Joplin e lanciò i suoni dell’«Estate d

Cinque anni fa organizzò il suo finto funerale e la resurrezione

Antonio Lodetti

Qualche anno fa un grande quotidiano americano annuncia a grandi titoli la morte di Chet Helms. Lui allora, eccentrico intellettuale e leader riconosciuto della comunità hippie, celebra la cerimonia della sua resurrezione. Si fa rinchiudere in una bara (trasportata tra l’altro da Wavy Gravy, il clown alternativo che organizzò il servizio d’ordine al festival di Woodstock) che, attraversata San Francisco con 200 persone al seguito, viene deposta su un tavolo del Gold Coast Restaurant. Dopo un minuto si sente lo squillo di un telefonino e Helms, aperto il coperchio, esce dalla cassa parlando allegramente al cellulare mentre la scena viene ripresa dalle telecamere e il poeta Allen Cohen recita la poesia The Day Chet Helms Died.
Ora non è più uno scherzo; Chet Helms, il signore degli hippie, se n’è andato a 63 anni, ultimo baluardo di un modo di vivere e fare arte che ha fatto di San Francisco il centro della controcultura. Un attacco di cuore lo ha stroncato ed ora gli ultimi reduci di Woodstock si sentono un po’ più soli. Difficile spiegare chi fosse Helms, un «pazzo» fuori dagli schemi che ha scoperto personaggi come Janis Joplin; uno sperimentatore che (insieme a Bill Ham e con l’aiuto di un bel po’ di Lsd) ha inventato i giochi di luce psichedelici; un organizzatore di eventi, un provocatore, un’artista-pittore nella cui galleria d’arte ha trattato importanti opere contemporanee e quadri del primo Novecento. Un tempo era un ragazzino dalla magrezza impressionante e dai capelli lunghissimi; oggi un signore dalla ieratica barba bianca e dagli abiti da vecchio dandy sempre in movimento e pronto a stupire. Nel ’97 organizza gli eventi per il trentesimo anniversario dell’«estate dell’amore» e i figli dei fiori superstiti sono tutti al suo fianco per una grande celebrazione.
La sua attività inizia nel ’65, quando tiene a battesimo una delle folli performance della Family Dog, uno dei gruppi più creativi della beat generation. «Ricordo con emozione quell’evento - raccontava pochi mesi fa - la musica, il teatro, l’arte esplodeva libera da qualunque schema e nasceva dalla creatività dei giovani. Giovani nuovi con giacche indiane, pantaloni colorati, capelli lunghi che venivano evitati come la peste dalla gente normale. Perché allora la parola hippie aveva una connotazione fortemente negativa». Per gli appassionati di musica e per i musicisti Helms è un guru. È lui che scopre (e ama)in Texas quella ragazzina rabbiosa e affamata di gloria che si chiama Janis Joplin; è lui che la porta nella Terra Promessa di San Francisco e la lancia come voce di Big Brother & The Holding Company. «Non erano in molti a credere a Janis, ma lei aveva la voce più sconvolgente che io abbia mai sentito, perché cantava il dolore e i sentimenti quotidiani. A volte il suo canto era un urlo straziante che colpiva direttamente l’anima». È un duro e puro della comunità hippie, uno che crede nei sogni e nelle utopie. Insieme a Bill Graham - a solo 24 anni - diventa il maggior organizzatore di concerti rock; grazie a loro l’Avalon e il Fillmore diventano la casa degli storici spettacoli dei Grateful Dead di Jerry García, Janis Joplin, Moby Grape, Jefferson Airplane, Kaleidoscope. Ma Graham pensa solo ai soldi, Helms invece all’impegno, alla protesta pacifista, al sociale. Così i due prendono strade diverse, a Helms rimane l’Avalon, dove continuerà per qualche anno a far vivere lo spirito del «flower power». Senza false nostalgie ma con estrema coerenza ha continuato a farlo - tra libri, quadri, feste ed happening - fino a pochi giorni fa. Per questo - come ricorda Grace Slick, cantante dei Jefferson Airplane - parafrasando la poesia di Cohen: «Il giorno che Chet morirà sarà la fine di San Francisco, ma Chet non morirà mai».