«Fu omicidio, processate i due gioiellieri»

In base alla perizia il colpo mortale venne esploso dal ragazzo

Alessandra Pasotti

Non fu legittima difesa, bensì omicidio volontario. Con quest’accusa, gravissima, il pm Roberta Brera ha chiuso le indagini e chiesto il rinvio a giudizio per Giuseppe e Rocco Maiocchi, 54 e 28 anni, padre e figlio gioiellieri che nell’aprile dello scorso anno uccisero un ladro che, dopo aver spaccato la vetrina del negozio, stava per impossessarsi di alcuni orologi esposti. L’uccisione di Mihilo Markovic, ventun anni, originario del Montenegro, secondo gli inquirenti va classificata come omicidio volontario.
Era il 13 aprile del 2004. Padre e figlio, come tutti i giorni, erano dietro al bancone della gioielleria di famiglia in via Ripamonti. Una gioielleria più volte presa di mira da ladri e rapinatori, come raccontarono loro stessi i giorni successivi al delitto. Per questo i Maiocchi avevano deciso che, per sicurezza personale, era meglio tenersi la pistola nel cassetto. Quel pomeriggio Markovic e un complice spaccarono la vetrata con un martello e tentarono di rubare alcuni orologi. Padre e figlio uscirono dal negozio armati e spararono.
Ed è stata proprio la ricostruzione della dinamica della sparatoria a far cadere su di loro l’accusa di omicidio. Il montenegrino e il complice non erano armati e non li avevano minacciati. Non erano entrati nel negozio puntando armi. Tuttavia, senza pensare troppo alle conseguenze padre e figlio hanno rincorso i due ladri sul marciapiede sparando. Uno dei due balordi, quello a piedi, era poi riuscito a scappare.
Ci sono voluti mesi di indagini e una consulenza della polizia scientifica per stabilire che a uccidere il giovane immigrato, sbarcato come clandestino in Italia poche settimane prima, fu un colpo sparato dalla pistola impugnata dal più giovane, Rocco Maiocchi.
Un colpo alla testa, che lo ridusse in fin di vita, mentre stava tentando di accendere un’auto e scappare. Il montenegrino morì dopo tre giorni di coma. La perizia balistica ha accertato inoltre che anche Giuseppe Maiocchi con la sua pistola sparò tre colpi che non andarono a segno. Per lui l’accusa è comunque di concorso in omicidio.
Ora toccherà al giudice delle indagini preliminari valutare le posizioni dei due gioiellieri e firmare o no il rinvio a giudizio. La vicenda dei Maiocchi ricorda un altro fatto di cronaca finito nel sangue. Due anni fa in piazzale Baracca, Giovanni Petrali, 69 anni, tabaccaio, uccise Alfredo Merlini, un rapinatore che per rubargli l’incasso della giornata; prima gli aveva sbattuto la testa contro il muro, poi aveva puntato la pistola alla tempia della moglie, Rosa. Il primo colpo vene esploso all’interno della tabaccheria, quello mortale invece alle spalle, mentre il rapinatore stava cercando di scappare. Iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio volontario, le indagini sono ancora in corso.