Fu il premier a candidarla: era il 6 maggio

È il 6 maggio quando Silvio Berlusconi rompe gli indugi: «Lo abbiamo deciso stasera: Letizia Moratti sarà il sindaco di Milano». L’annuncio viene fatto davanti ad una platea di una ventina di donne, tutte elettrici forziste, a Catania città in cui il premier si trova per sostenere il candidato della Casa delle libertà Scapagnini per il voto che ci dovrà essere la settimana dopo. «La signora Moratti - aggiunge Berlusconi - è un ottimo candidato e spero davvero che possa diventare il sindaco della città». È un’investitura un po’ a sorpresa che viene accolta con soddifazione tra i ranghi di Forza Italia e dallo stesso sindaco Albertini che già aveva inserito nella probabile lista dei suoi successori il nome del ministro dell’Istruzione. Tutti d’accordo sulla scelta, un po’ meno sul metodo. Ignazio La Russa di An si affretta a precisare che si tratta di una «precandidatura» mentre Matteo Salvini (Lega) mette i puntini sulle «i»: «Ipotesi buona ma preferirei che il nome fosse scelto da tutta la coalizione». A metà maggio c’è una nuova puntata che però non ha un seguito: si parla di Letizia Moratti subito nella squadra di giunta a Palazzo Marino, un trampolino per spianarle la strada verso le amministrative. Non se ne fa nulla, dopodiché le acque si calmano in attesa che il ministro sciolga le riserve e dia ufficialmente la sua disponibilità a «correre». Che però tarda ad arrivare nonostante a spronarla arrivi anche il sindaco Albertini ad ottobre a margine della conferenza nazionale dell’America Latina: «Rispetto il suo silenzio - fa sapere Albertini - ma credo che non potrà protrarsi oltre un limite accettabile». L’ultima puntata è di pochi giorni fa. La Moratti ospite di Lucia Annunziata su Raitre si lascia sfuggire una mezza ammissione: «Sono un tecnico...e anche il sindaco lo è». Un lapsus?