"Fu una strage islamica". Per Madrid 120mila anni di condanne

Il processo per gli attentati dell'11 marzo si è chiuso dopo sei mesi di udienze. Pene pesanti per 21 dei 28 imputati. Ma viene assolto l’egiziano Rabei, considerato la "mente" e detenuto a Milano, che scoppia in lacrime

Madrid - «Fu una cellula islamica». Inizia con queste parole la sentenza pronunciata ieri mattina a Madrid dall’Audencia Nacional, il Tribunale Supremo di Spagna, nei confronti dei 28 imputati accusati delle stragi dell’11 marzo 2004 che provocarono 191 morti e 1.841 feriti. E anche se non compare nessun riferimento ad “Al Qaida” per quel giorno di sangue che, dopo l’11 settembre 2001, fu riconosciuto come un nuovo attacco alla civiltà occidentale da parte dell’integralismo islamico, sono migliaia gli anni di condanna emessi nella sentenza: complessivamente 120mila. Trenta anni per ognuna delle 191 vittime, con detenzioni che vanno da 35mila a 40mila anni.

Ci sono voluti sei mesi di udienze e quattro di dibattiti a porte chiuse per arrivare al verdetto del giudice Javier Gomez Bermudez. Ventuno dei 28 imputati sono stati riconosciuti colpevoli, mentre gli altri sette sono stati assolti. I reati vanno dalla strage all’appartenenza ad associazione terroristica, fino alla falsificazione di documenti e furto di esplosivo. Tre imputati hanno avuto il massimo della pena con quasi seimila anni di galera, circa trent’anni per ciascuna delle 191 persone morte nelle esplosioni avvenute sui treni carichi di pendolari che convergevano verso le stazioni madrilene. Tuttavia la legge spagnola fissa a quarant’anni il massimo della pena da scontare in carcere e le migliaia di anni di condanne scritte sulla carta hanno solo un valore simbolico.

I marocchini Jamal Zougam e Otman el Gnaoui sono stati riconosciuti come gli autori materiali dell’attentato terroristico, «coloro che hanno portato negli zaini e piazzato le cariche di esplosivo sui convogli» e hanno ricevuto complessivamente 40mila anni di prigione. Emilio Suarez Trashorras, l’ex operaio delle cave e unico spagnolo tra gli imputati, è stato ritenuto complice per aver fornito gli esplosivi trafugati da una miniera e condannato a 35mila anni di carcere. A sorpresa Osman Rabei, “Mohammed l’Egiziano”, una delle presunti «menti» della strage, arrestato e condannato in Italia a dieci anni e la cui pena era stata lunedì ridotta a otto, è stato assolto per mancanza di prove quale ideatore degli attentati. Un fatto che suscita parecchi dubbi e sembra lasciare in sospeso diversi interrogativi sulla progettazione delle stragi.

Alla notizia dell’assoluzione Osman Rabei, che in aula a Milano seguiva in videoconferenza la lettura della sentenza, è scoppiato a piangere e si è inginocchiato per una preghiera. «Assolto, visto? Avete visto?», ha detto Rabei mentre veniva ricondotto in carcere dagli agenti della polizia penitenziaria.

Nella sentenza sono stati riconosciuti anche i risarcimenti per i parenti delle vittime: le somme vanno da 30mila a 1,5 milioni di euro e dovranno essere versati, oltre che dai ventuno colpevoli, anche dalle istituzioni spagnole responsabili di non aver protetto i cittadini.
La sezione Penale dell’Audencia Nacional ha, poi, voluto smontare a uno a uno tutti gli elementi che avrebbero potuto collegare le indagini al terrorismo dell’Eta, ipotesi che fu subito sostenuta dal governo di José Maria Aznar e che ne causò la rovinosa sconfitta elettorale. Infatti, nelle udienze iniziali dello scorso febbraio, l’Associazione Vittime del Terrorismo, costituitasi parte civile, aveva richiesto la testimonianza di due etarras (membri dell’Eta) detenuti per chiarire i dubbi sull’esplosivo Goma 2 utilizzato l’11 marzo e che era molto simile a quello usato dai terroristi baschi. I sospetti erano partiti dopo che, pochi giorni prima degli attenti, la polizia aveva fermato alle porte di Madrid una vettura guidata da due baschi e carica dello stesso esplosivo usato dagli islamici.

«Giustizia è fatta», ha commentato il primo ministro socialista José Luis Rodriguez Zapatero. Solo poche parole di soddisfazione per chiudere una delle pagine più cruenti e tristi della recente storia spagnola. Il premier si era impegnato da subito nella promessa fatta agli elettori di ritirare il contingente spagnolo dall’Irak. Una fuga repentina, quella del luglio 2004, che tuttavia, non ha mai messo la Spagna al riparo dai rischi di eventuali attentati islamici, come confermano i successivi arresti della Guardia Civil di centinaia di musulmani pronti a prendere in mano le armi secondo i proclami di Osama bin Laden.