Fucecchio, un libro e l'ufficio-tempio

Il ricordo di Indro Montanelli di Daniele Abbiati, allora redattore

Assunto come praticante al Giornale nel luglio '89, ero ai Servizi Speciali, la provincia dell'impero (agricoltura, motori, turismo, medicina etc.). Così i rapporti con il Direttore si limitavano a rari tratti d'ascensore insieme. Per la precisione, sull'ascensore di sinistra, le cui porte, allora come oggi, si aprono e chiudono un po' più lentamente di quelle dell'ascensore di destra (niente politica, per carità...). La leggenda vuole che fosse così proprio per consentire al Direttore di salirvi con tutta calma.

Ma una volta, di ritorno da un servizio in Toscana per chissà quale inserto, dovetti consegnargli un libriccino sulla sua Fucecchio che alcuni patiti montanelliani mi avevano incaricato di donargli. Introdottoda Iside Frigerio, la sacerdotessa del tempio, varcai per la prima e ultima volta la soglia dell'ufficio del Direttore. «Vieni, vieni...». «Direttore, mi hanno dato questo per lei...». «Cos'è? ». «Ecco...».

Nella penombra indovinai un sorriso malinconico, dietro la copertina del libro. Non osai sedermi sulla poltrona dell'ospite, e rimasi in piedi un paio di minuti. Poi dissi: «Be' direttore, buona sera». «Ciao caro». E con la mano sinistra abbozzò un saluto-benedizione, continuando a leggere.

Daniele Abbiati
allora redattore