Fuda s’immola, l’Unione ha un nuovo Rovati

da Roma

Una raffica di critiche bipartisan si abbatte su quella che da molti è stata definita come una sanatoria dei reati contabili, nascosta all’interno di un comma della Finanziaria. Un provvedimento scomodo e dalla paternità se non incerta sicuramente discussa, visto che l’Unione dopo averlo approvato ora lo sconfessa platealmente e si appresta a cancellarlo. Una soluzione drastica che fa seguito a un fitto rimpallo delle responsabilità e a una caccia al colpevole portata avanti dagli stessi «distratti» della maggioranza.
Alla fine, a trarre di impaccio i leader del centrosinistra ci pensa il senatore Pietro Fuda che si immola e si carica sulle spalle la colpa del pasticciaccio, ripetendo così, seppure in un diverso scenario, lo «schema Rovati» adottato nello scandalo Telecom, quando il consigliere economico di Palazzo Chigi assunse su di sé la piena responsabilità del piano di intervento statale sull’azienda di tlc.
«Prima che riprenda il balletto della disinformazione fine a se stessa, ritengo indispensabile fare un po’ di chiarezza su alcuni punti fondamentali di un disegno di legge oggetto di tante critiche ma di nessun approfondimento» dice Fuda, primo firmatario del ddl sui reati contabili da giorni al centro delle polemiche. «Il testo dal quale è stato estrapolato il comma della discordia - aggiunge Fuda - ha un contenuto ben differente da quello veicolato in questi giorni: è un testo articolato, tanto contestato quanto mal interpretato. Un disegno di legge di cui mi assumo la totale responsabilità, che risponde a un’istanza di civiltà giuridica, dando effettività al principio della personalità della responsabilità, e conseguentemente dell’illecito, del pubblico funzionario o del dipendente dello Stato e degli enti pubblici. Non riguarda reati contabili ma semplici illegittimità amministrative. Né contempla alcuna ipotesi di retroattività o volontà di cancellare giudizi pendenti».
L’autodifesa di Fuda batte con forza sul tasto delle garanzie da offrire a chi, a suo dire, può essere messo nelle condizioni di difendersi soltanto se processato entro il termine dei cinque anni. «Il mio disegno di legge è stato firmato anche da alcuni autorevoli colleghi, esclusivamente in base a un rapporto di fiducia di cui vado fiero e che mi impone, più di ogni altra motivazione, di dare ai troppi superficiali detrattori gli strumenti per poter parlare con cognizione di causa» continua Fuda. «Sperando che possano comprendere che il problema esiste, è reale e va affrontato con urgenza e che si dovrebbe, se mai, discutere su un’eventuale miglioramento della formulazione del testo presentato (anche con l’affermazione espressa della non retroattività), invece di continuare a disinformare e cercare lo scandalo dove non c’è. Basterebbe una domanda - sottolinea il senatore eletto nella lista Codacons - per comprendere l’abbaglio preso: come si può ammettere che, in via di interpretazione, alcuni soggetti possano essere perseguiti dopo decenni e in via indefinita? Appunto tale abnormità, e solo questa, si voleva eliminare».