Fuga dalla Cgil: basta scioperi politici

STRATEGIA «Ora tra i lavoratori vince l’organizzazione che privilegia gli accordi»

C’è chi sbandiera i dati e chi sta zitto aspettando tempi migliori. C’è la Cisl che canta vittoria per l’aumento delle tessere anche tra i metalmeccanici, c’è la Cgil che preferisce sorvolare sul problema degli iscritti e riempie le piazze solo con pensionati e studenti. Ormai tra gli addetti ai lavori gira il nuovo slogan: «Fabbriche piene, piazze vuote».
È una lenta erosione di consensi, quella in atto. Lenta, ma inesorabile. I lavoratori sono disillusi da un sindacato politicizzato e stanchi di lotte sterili, stufi di perdere fino a 100 euro al giorno per incrociare le braccia senza ottenere risultati concreti. Così abbandonano il vecchio stereotipo del sindacato della lotta «dura e pura» sullo stile della Cgil e si avvicinano alla Cisl che porta avanti un nuovo modo di fare contrattazione. Come sostenere nelle aziende i cosiddetti enti bilaterali con cui si creano dei fondi tra aziende e lavoratori necessari a gestire la formazione, l’apprendistato, la sanità e la previdenza integrativa.
Inutile dire che la Cgil osteggia questi accordi tra «padroni e operai», ma ai lavoratori questa soluzione piace: porta servizi e più soldi. E lo svecchiamento sindacale della Cisl paga, con un incremento delle adesioni. Lo confermano i dati sul tesseramento 2009. Gli iscritti sono stati 4.531.085, con una crescita di 23.736 associati, di cui 16.222 lavoratori attivi. Chiude in pareggio il settore pensionati, mentre crescono del 14% gli iscritti tra i lavoratori immigrati. Tra le federazioni di categoria, aumentano i lavoratori del commercio della Fisascat Cisl (+10.155 iscritti), gli edili della Filca Cisl (+5.839), i meccanici della Fim Cisl (+5.474). E proprio il segretario generale della Fim-Cisl, Giuseppe Farina, conferma che ogni anno sono circa 6mila i lavoratori che cambiano il colore della tessera.
«Le distanze con la Fiom si accorciano». La Fiom sostiene il contrario. Ma le elezioni delle Rsu nelle aziende come Mirafiori, Pirelli, Fincantieri danno ragione a Farina. Perché tra i lavoratori vince il sindacato che privilegia gli accordi. Lo scontro frontale non funziona più. «La Fiom fa conflitto e non fa gli accordi – sottolinea Farina -: la gente non crede più a quelli che la sparano sempre alta, vuole un sindacato combattivo ma concreto. Che punta a un risultato».
Farina non nasconde la sua soddisfazione non solo per la Fiat Mirafiori, la fabbrica torinese simbolo della storia sindacale, dove ormai la Cisl è la prima organizzazione in fatto di adesioni. Il «sorpasso» sulla Cgil si è avuto anche alla Ferrari. Un successo non occasionale. «In tempo di crisi uno sciopero costa 70-80 euro a lavoratore, e poi a che cosa serve? A mettere in ginocchio l’azienda e con essa tutti i suoi dipendenti».
Sulla stessa linea anche Pierangelo Raineri, segretario della Fisascat–Cisl, settore terziario. «Il passaggio da un sindacato a un altro è una componente che noi non censiamo. Ci sarà stato sicuramente, però abbiamo avuto anche molte nuove iscrizioni». I dati degli ultimi dieci anni confermano una crescita di oltre il 120% degli iscritti, soprattutto in Lombardia, in Liguria ma anche al Sud». I settori? I centri commerciali, il turismo, le mense, le imprese di pulizie, colf e badanti. «È premiata la costanza nel seguire i problemi senza scegliere azioni eclatanti che non portano agli scioperi in piazza. Anch’io ne ho fatti e ne ho fatti fare - conclude Raineri - ma questo è il momento di governare i processi produttivi e va aperto il dialogo con le aziende».
Nell’edilizia vale lo stesso discorso. Domenico Pesenti, segretario generale della Filca-Cisl spiega: «C’è stato un sorpasso storico, siamo il sindacato più seguito». La ricetta vincente? «Noi andiamo nei cantieri a parlare con i lavoratori, non li aspettiamo in ufficio. E la gente apprezza la nostra linea di autonomia dai partiti. La politica deve restare fuori dai posti di lavoro».