È fuga dall’Udc: anche il Veneto lascia Casini

Francesco Piccolo: «Non siamo disposti ad avallare le sue scelte. Tra i nostri elettori troppo malessere»

da Roma

Un vento di rivolta soffia dal Veneto contro Pier Ferdinando Casini e porta pessime notizie per il leader Udc che, guarda il caso, proprio oggi sarà a Padova per la sua campagna elettorale. Ieri il segretario regionale, Francesco Piccolo, incaricato da esponenti dell’Udc in rappresentanza di tutte le province della regione, ha annunciato, a sorpresa, la nascita del Movimento Popolare Veneto che sosterrà il Popolo della Libertà. «Un movimento di ispirazione cristiana e di centro che informa la sua azione ai princìpi del bene comune, della solidarietà e della sussidiarietà», dice Piccolo. E se non fosse abbastanza chiaro che nel mirino ci sono le scelte politiche di Casini ed in particolare il suo no al Pdl, Piccolo specifica che «il Movimento popolare veneto non può che riferirsi come cornice generale al Partito popolare europeo e nello specifico concorrere a sostenere il Pdl». Parole a cui l’Udc ha risposto mandando un commissario: a portare quel che resta del partito al voto sarà Rocco Buttiglione, coordinato da Iles Braghetto e Camillo Cimenti.
Ma perché fare una simile scelta con le liste chiuse da giorni? Il problema, dice Piccolo, è nato proprio sul territorio: gli elettori del Veneto non condividono le scelte di Casini. «La posizione che l’Udc a livello nazionale ha intrapreso ci mette nelle condizioni di andare contro i nostri stessi elettori che non comprendono perché il loro voto non concorra a scegliere il governo del Paese ma solo ad esprimere una nicchia del tutto marginale dell’opposizione», spiega Piccolo. Insomma quel discorso sul voto «utile» che non piace per niente a Casini ed a Lorenzo Cesa invece sembra che abbia colpito molto i cittadini. «Noi prendiamo le distanze dall’Udc: non siamo disponibili ad avallare le scelte di Casini - dice Piccolo -. Abbiamo constatato le difficoltà e il malessere dei nostri elettori e ne abbiamo preso atto. Formalmente non siamo usciti, ma abbiamo preso una posizione forte, costituendo una realtà che vuole aprire un confronto per la costituzione di un partito federato veneto, assieme al Pdl, sulla linea della Csu bavarese». Piccolo ha richiamato quindi le alleanze con il Pdl e la Lega, che caratterizzano la realtà politico-amministrativa regionale, ricordando di aver più volte chiesto alla classe politica nazionale dell’Udc di essere più coraggiosa dando il via libera ad un partito fortemente regionale. Impostazione, conclude Piccolo, «fallita nella politica e nelle liste».
Grande soddisfazione da parte di Niccolò Ghedini, coordinatore regionale del Pdl in Veneto. «Quanto è accaduto è la riprova dell’erronea decisione di Casini che ha isolato l’Udc in una posizione di inevitabile opposizione - osserva Ghedini -. È anche il segno più eclatante della definitiva emarginazione e fine politica, anche a livello regionale dell’Udc». Per il governatore del Veneto Giancarlo Galan si tratta di una «buonissima notizia per il Veneto e per l’Italia».
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E siccome i guai non arrivano mai soli per l’Udc un’altra situazione imbarazzante potrebbe verificarsi a Porto Sant’Elpidio nelle Marche. Dove, salvo diversa decisione giudiziaria, il simbolo Udc per le comunali potrebbe finire sulla scheda accanto a quello della Sinistra l’Arcobaleno (Sa). La decisione del giudice è dovuta alla somiglianza tra il simbolo della Sa ed una lista civica con la quale l’Udc si era alleata.