La fuga galante di Mussolini a Recco

Com'è nato il libro «Mussolini e la sua Liguria»? Lo ha spiegato ieri l'autore Marco Massa, giornalista, già redattore de «Il Lavoro» e quindi de «La Repubblica», alla presentazione nella sede della Regione Liguria. «Sono partito - dice - dalla constatazione che molte persone conservano tuttora ricordi di quell'epoca, anche magari raccontati dai genitori o dai nonni, testimonianze spesso di parte, non documentate». Senza contare la tendenza a non parlare più di certe memorie, dopo la tragedia della guerra e la fine del regime fascista. Di lì, da questi ricordi è iniziata la ricerca per il libro.
Un libro fatto di microstorie, osserva Ugo Intini, già direttore de «Il Lavoro», e anche per questo chiaro e avvincente, perché le microstorie ci conducono per mano a riflettere e capire più di quanto farebbero i grandi trattati. È merito dell'autore aver ricostruito efficacemente la figura del primo Mussolini, che era estremista di sinistra, anticlericale e mangiapreti, contro l'ordine costituito, contro i carabinieri, contro i ricchi e i borghesi. Intini ricorda che Lenin aveva un debole per Mussolini e che il socialismo racchiudeva in sé due anime, una autoritaria e militarista, l'altra demagogica e rivoluzionaria. In Mussolini quest'ultima fu sopita dal potere, ma emerse in due occasioni: nel '39, anno del patto tra Hitler e Stalin, quando i giornali italiani inneggiavano all'alleanza strategica dei popoli poveri contro i popoli ricchi, e nel '43, quando Mussolini, messo in minoranza dal Gran Consiglio, fu incoraggiato da alcuni a tornare al fascismo delle origini, alla rivoluzione proletaria. La stessa Repubblica di Salò si chiamò «Sociale» per il suo programma «di sinistra».
Ugo Intini ricorda ancora che nella sede de «Il Lavoro» aleggiava un doppio ricordo, quello di Sandro Pertini che dormiva lì e quello di Mussolini costretto a trascorrere la notte sul tavolo delle riunioni, dopo essere sfuggito all'ira dei contestatori di un suo comizio: il libro di Massa dimostra che quest'ultimo fatto non è leggenda, ma accadde davvero, dopo il comizio interventista di Mussolini nel 1914. Tra lui e «Il Lavoro» rimase sempre un rapporto speciale, che lasciò al quotidiano qualche margine di libertà anche sotto la dittatura.
Se il primo Mussolini era così estremista da togliere il crocifisso dalla stanza d'affitto in cui dormiva, l'assessore alla Cultura della Regione Liguria, Fabio Morchio, deve presto assentarsi perché atteso ad una riunione proprio sul tema molto attuale dei crocifissi. Ricorda di aver sentito raccontare da suo padre che i genovesi erano piuttosto indifferenti alle visite del Duce. Secondo l'autore, le visite suscitavano ostilità in alcuni, fanatismo in altri, che in lui vedevano l'Uomo della Provvidenza. Se ad ogni visita c'era tra gli antifascisti chi andava in carcere, altri acclamavano con entusiasmo, come a San Lorenzo della Costa, dove si lanciavano petali di rosa al passaggio di Mussolini, proprio come per la processione del Corpus Domini. E dal libro emerge anche un altro aspetto della figura del Duce, quello di cacciatore di femmine. Come quando, in visita ufficiale a Genova, lascia in gran segreto la prefettura per incontrarsi con una signora di Recco.