«È una fuga ingloriosa dall’Irak sembra la vittoria dei terroristi»

Silvio Berlusconi critica duramente la scelta del ritiro anticipato: «Torneremo a essere l’Italietta di prima»

Adalberto Signore

da Roma

«Il ritiro anticipato dei nostri militari dall’Irak non è un semplice errore» ma «una fuga dalle responsabilità che rischia di apparire come un cedimento ai ricatti dei criminali». Anzi, «come una vittoria dei terroristi». Non ha dubbi Silvio Berlusconi nel commentare la decisione di anticipare i tempi del disimpegno italiano in Irak. E in un’intervista al quotidiano online Affaritaliani.it ribadisce che quella italiana è «una missione di pace» e critica quanti «nella sinistra italiana» definiscono «ignobilmente “resistenza” i terroristi» che solo pochi giorni fa hanno ucciso il caporalmaggiore Alessandro Pibiri. «Noi - spiega il presidente di Forza Italia - non siamo in Irak a fare la guerra, siamo lì ad aiutare la ricostruzione di quel Paese nella democrazia e nella libertà. Una missione umanitaria che ci è costata dolorosi sacrifici, ma che ci ha reso protagonisti insieme alle altre maggiori democrazie liberali della diffusione della democrazia e della libertà nel mondo e che ha accresciuto e consolidato il nostro prestigio internazionale». Il Cavaliere, quindi, punta il dito contro l’eventualità di «una fuga ingloriosa fatta per compiacere la sinistra radicale e i suoi sentimenti anti-americani». In questo caso, dice, «l’Italia ritornerà a essere l’Italietta di prima». «Se invece - aggiunge - non ci sarà nessuna sostanziale accelerazione rispetto a quanto già previsto dal mio governo, così come dichiarato dal ministro D’Alema, allora si avrà la dimostrazione del fatto che in questi anni la politica della sinistra sull’Irak era solo propaganda, solo una opposizione strumentale e irresponsabile».
Sulla morte di Pibiri, poi, Berlusconi torna in una lettera al sindaco di Cagliari Emilio Floris. Nello scusarsi per aver annullato il comizio in programma domani nel capoluogo sardo, il presidente di Forza Italia si stringe «con grande affetto a tutta la comunità per il lutto che ha colpito la famiglia Pibiri e la gloriosa Brigata Sassari, da sempre impegnata con sacrificio e dedizione nella missione di pace e di libertà nel martoriato Irak».
Sempre sulla sinistra radicale, invece, torna l’ex premier nel dare un giudizio sul nuovo esecutivo. «Di alcuni ministri - dice - ho stima personale». Ma, aggiunge, «sono proprio quelli dai quali sono più deluso perché si prestano ad avallare una politica distruttiva per il Paese». Poi, sulla questione conti pubblici ribadisce che «ancora la scorsa settimana l’Europa, per bocca di Almunia, li ha smentiti e ha ribadito l’efficacia della nostra ultima legge finanziaria e l’irrealizzabilità delle promesse elettorali di Prodi». Dito puntato contro il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio («nemico dichiarato di tutte le grandi opere»), il titolare dei Trasporti Alessandro Bianchi («ammiratore dei discorsi di Fidel Castro») e il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero («che vorrebbe far entrare in Italia centinaia di migliaia di extracomunitari senza lavoro»). Ma, aggiunge, «non mi aspettavo nulla di diverso da quello che effettivamente stanno facendo». E cioè «coprire di ridicolo l’immagine del governo e quella del Paese».
Berlusconi parla a lungo anche di Forza Italia e del suo futuro assetto organizzativo. Durante un vertice a Palazzo Grazioli con i dirigenti azzurri, infatti ipotizza due mesi di «buen retiro» dopo il voto del 25 e 26 giugno. Non un passo indietro dalla politica, ma una pausa di riflessione dai palazzi romani per «tornare più forte di prima» dopo aver riflettuto con «calma e serenità» sulle prossime mosse da fare. E tra gli obiettivi, spiegano i presenti alla riunione, c’è anche la strategia per «rafforzare» Forza Italia in prospettiva del partito unitario del centrodestra. Su cui l’ex premier non ha il minimo dubbio perché «è un grande progetto che mira a realizzare in Italia un bipolarismo compiuto di tipo europeo». «Un progetto - spiega - che credo sia già molto avanti nella coscienza della gente. Molti elettori del centrodestra sono consapevoli del fatto che la Casa delle libertà si fonda su una profonda omogeneità di valori e di programmi. Anzi, se qualcosa non ci perdonano, è proprio l’esistenza di divisioni dovute ai particolarismi o ai protagonismi di singole forze politiche».