Fuga dalla metropoli La qualità della vita si cerca in provincia

Qualità della vita in calo nei maggiori centri: la classifica di Italia Oggi. Tra le grandi città <strong><a href="/a.pic1?ID=226450" target="_blank">migliora soltanto Torino</a></strong>, che si dimostra capoluogo a misura d'uomo. <strong><a href="/a.pic1?ID=226450" target="_blank">La Chiabotto: &quot;Grazie alle Olimpiadi&quot;</a></strong>

Gli esperti mandano a dire agli amministratori delle metropoli italiane: «State perdendo il treno della pianificazione urbana, quella che in Europa migliora la vita nelle metropoli».

La dichiarazione è una sintesi categorica lanciata da esperti seri. E chi vive in una grande città sa che non si tratta dei soliti allarmismi gratuiti. Ma se proprio vogliamo coprirci gli occhi, noi milanesi o romani che galleggiamo tra disservizi, criminalità dilagante, smog e risicato tempo libero, allora possiamo sempre scorrere i dati del rapporto messo a punto da Italia Oggi sulla qualità della vita nei 103 capoluoghi di provincia italiani. Da cui emerge che le nostre città sono un disastro, non funzionano bene, le migliorie sono timide, insufficienti. Certo, a Milano si lavora e si produce, dunque girano soldi. Ma gira anche tanta criminalità. E i servizi che i cittadini pagano salato, peggiorano. Roma non sta affatto meglio, è vero. A Napoli poi non ne parliamo: nella città funziona poco o nulla, l’occupazione e l’imprenditoria sono affossate e hanno spinto la città in ultima posizione, complice uno dei più alti livelli di protesti per abitante e un’altrettanto elevata percentuali di fallimenti. Dal gruppo delle città invivibili si stacca Torino, in netto miglioramento soprattutto per la qualità dell’ambiente e il tenore di vita collettivo. Ma sono ben magre consolazioni. Chi vuole vivere davvero bene deve scappare dalle città, aprir casa e bottega in provincia, meglio se a nord est. Se vuoi vivere senza smog vai a Mantova, se vuoi fare affari a Cuneo, se vuoi arricchirti ti aspetta Trieste. Tutto al Nord. Il Sud non decolla, anzi, la frattura si aggrava. Il panorama italiano sembra cristallizzato nel tempo: da una parte ci sono le «prime della classe»: Bolzano, Trento, Mantova, Bologna, dall’altra le «pecore nere», Isernia, Napoli, Crotone, Benevento, Taranto, Agrigento, Reggio Calabria. Tutto come tanto tempo fa.