«La fuga di un Padre disintegrato»

Il testo prediletto da Fredrich Nietzsche: lo hanno chiamato anche così. Ma a dire il vero un altro grande intellettuale, Emile Zola, vi vedeva un’opera capace di rivelare significati a ogni lettura. Eppure, al suo esordio, Il Padre di August Strindberg scatenò non poche perplessità e scandalo.
Dopo la prima assoluta del dramma scritto dal drammaturgo scandinavo, era il 1887, qualcuno scrisse che era «l’opera di un pazzo», altri che si trattava di qualcosa di «orrendo, orrendissimo». Vent’anni dopo, ormai entrati in quel XX secolo anticipato con slancio profetico dal suo autore, Il Padre si meritava il giudizio di «più grande tragedia moderna svedese». Insomma, un testo problematico, intriso di potenza drammatica e di una provocatoria, fastidiosa, ma avvincente perizia nell’arte dello smascheramento: tutti gli indizi, si potrebbe dire, portano a Umberto Orsini, straordinario interprete del nostro teatro che, di fronte a una piéce del genere, non poteva che provare attrazione. È lui quindi - sul palcoscenico del Teatro Grassi da oggi al 28 gennaio, per la regia di Massimo Castri - il padre borghese (il Capitano) dapprima riverito, poi quasi casualmente sfidato, sminuito e portato alla follia da una moglie e una figlia (Manuela Mandracchia e Corrine Castelli) che non accettano le regole educative da lui impartite. L’equilibrio di due coniugi fino a quel momento amorevoli e premurosi l’uno per l'altro si trasforma in uno scontro che non ammette prigionieri: ad avere la peggio, passo dopo passo e a cominciare dal dubbio insinuato in lui di non essere il vero padre, sarà il Capitano.
Il naufragio esistenziale dell’uomo si completa in una fuga nello stato d’infanzia. «La deriva del protagonista avviene lentamente, nei gesti, sempre meno rigidi, e nella voce - spiega Umberto Orsini -. Il padre, un tempo al centro della famiglia, vede il proprio ruolo disintegrarsi: il dubbio si impossessa di lui, fino alla demenza. Quando la sconfitta è totale, la figura della donna non è più avversario, ma complice. Si fa madre, nel cui grembo lui fugge, a liberarsi di ogni responsabilità. Gli altri personaggi in scena, in un salotto che si fa veramente stanza della tortura psicologica, appaiono minacciosi. Insomma, è puro teatro del ’900, lo stile di Strindberg ha influenzato la drammaturgia del secolo scorso. Lo stesso Harold Pinter può considerarsi un suo figlio, con quella rapidità di passaggio di umori e tematiche sulla scena». Quella del protagonista de il Padre è una prova che lascia il segno, come spiega Orsini: «Ho sempre avuto interesse per i personaggi malati. Tutto il più valido teatro del ’900 è sul malessere, sul disagio. La nevrosi nasce improvvisamente dagli stessi ingredienti della felicità, con un piccolo scatto di velocità, come una maionese impazzita».
Teatro Grassi
Fino al 28 gennaio
Martedì e sabato ore 19.30, mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30, domenica ore 16. Lunedì riposo. Per informazioni tel. 02-5748.0889