Fuga dal Pd: 21 parlamentari hanno detto addio Primarie Torino, Fassino e Gariglio ai ferri corti

I Democratici perdono i pezzi: sono 21 i parlamentari che hanno lasciato la sinistra, uno ogni venti giorni. Intanto Fassino attacca Gariglio ed è scontro nella corsa per la poltrona di sindaco alle primarie: "A Torino ha voluto un clima cattivo". Chiamparino: "Vinca il migliore, cioè Fassino"

Milano - C'è una lento e inesorabile esodo di cui si parla poco. I numeri sono incontestabili e si commentano da soli: 21. Sono i deputati del Pd che dall'inizio della legislatura hanno cambiato partito. Calcolando che l'esodo è iniziato 18 mesi dopo le elezioni, se ne è andato un parlamentare ogni 20 giorni. Una emorragia continua e costante. Tutto è iniziato il 5 ottobre del 2009 con il deputato Antonio Gaglione e l'ultimo, per ora, è il senatore Claudio Molinari, che ha cambiato casacca quattro giorni fa. C'è un'antologia intera di casi politici e umani. Il quotidiano Italia Oggi sottolinea che 20 defezioni su 21 sono avvenute da quando Bersani è diventato segretario del Pd. Qualcosa vorrà dire... Molti dei transfughi hanno fatto le valigie e si sono trasferiti nell'Api di Rutelli che, a sua volta, ha lasciato il i Democratici l'11 novembre del 2009 per fondare il suo movimento. Ci sono molti nomi noti del mondo della sinistra: la cattolica Paola Binetti, fuggita dopo l'appoggio alla candidatura della radicale Emma Bonino per la Regione Lazio. Poi la repubblicana Luciana Sbarbati che ha lasciato i banchi del Pd per andare alla corte di Casini. Stessa sorte anche per l'ex prefetto di Roma Achille Serra. E c'è anche chi si è spostato dall'altra parte dell'emiciclo. E' il caso di Massimo Calearo che dopo due anni di peregrinazioni è approdato al gruppo di Inizativa responsabile, che appoggia il governo Berlusconi. Ma c'è anche chi, come Nicola Rossi, che dopo dieci anni di militanza piddina si è stufato della politica e ha lasciato il Parlamento per ritirarsi a vita privata.

Le beghe parlamentari sono lo specchio delle fratture di tutto il partito. I Democratici non navigano in buone acque: tra Renzi che rottama, la Bindi che si autocandida e Vendola che attacca al fianco sinistro, la macchina è sempre meno guerrigliera e gioiosa. Il termometro della situazione? Torino. La roccaforte piddina da dieci anni saldamente nelle mani di Sergio Chiamparino. Si avvicinano le urne e il Pd va in crisi. I due favoriti alle primarie, Fassino e Gariglio, sono ai ferri corti. "Il clima si è incattivato per colpa di Gariglio - dichiara l'ex leader del Pd al Riformista -. Da parte mia non c'è stata una solaespresisone ingiuriosa nei suoi confronti". Gariglio l'ha buttata sull'età e sulla presunta romanità di Fassino e a lui non è andata giù: "Io sono un torinese purosangue e i cittadini non credo che siano interessati a questioni di età, Gariglio ha 45 anni non 25". Poi ci si è messo anche Chiamparino con una dichiarazione lapidaria: "Vinca il migliore, cioè Fassino". Giova ricordare che sono tutti e tre dello stesso partito. Cronache politiche di quotidiani divorzi casalinghi.