IN FUGA DA SE STESSI

Ore 15, Prodi annuncia: faremo il confronto tv con Berlusconi. Ore 18, D'Alema annuncia: nessuno di noi farà il confronto tv con Berlusconi. Come si dice? Quando c'è l'Unione c'è tutto. Il candidato leader dice una cosa, il presidente Ds lo smentisce subito dopo. Perfetto, no? Nel frattempo Rutelli il confronto l'ha già fatto, Bertinotti ne farebbe uno a sera, Pecoraro Scanio pure, Mastella e Di Pietro figurarsi, in fondo si sono persino confrontati con Pippo Franco a suon di torte in faccia. Manca solo Fassino, ma lui, si sa, a parte Maria De Filippi, la tata e il vitel tonné, non ama i confronti in Tv. Preferisce quelli al telefono con Consorte.
Ottenuta la par condicio, il codice dell'authority, una quantità di norme che in confronto il diritto canonico è Topolino; fissate le date, la rete e gli orari della messa in onda; regolamentato tutto quello che si poteva regolamentare, ora il centrosinistra ha finalmente le idee chiare: non sa cosa fare. Il povero Professore, dopo essere a lungo fuggito come uno studentello impreparato, aveva finalmente trovato un filo di amor proprio: «Sono pronto al faccia a faccia con Berlusconi», ha tuonato. E invece è subito arrivato a vele spiegate D'Alema con l'ordine in poppa: «Questo faccia a faccia non s'ha da fare».
Ora si capisce che, essendo il leader Ds persona di buon senso, si sarà spaventato appena si è materializzata l'idea. «Faccia a faccia Prodi-Berlusconi? Qui si perde di sicuro», deve aver pensato. Difficile dargli torto. Ma che possiamo farci? Chi è causa delle sue facce pianga se stesso: mica li abbiamo costretti noi a tirar fuori dalla naftalina il Romano. E verrebbe quasi voglia di chiedere loro come pensano di poterlo reggere per cinque anni al governo se non riescono a reggerlo nemmeno un'ora in Tv. Ma soprattutto: perché dovrebbero reggerlo pure gli italiani?
Quello che sorprende però del proclama dalemiano è che non solo vuole impedire il confronto tra Prodi e Berlusconi. No: lui vuole impedire il confronto e basta. «Nessuno di noi dovrebbe andare a discutere con il premier in Tv», ha detto testualmente. Ma certo: allineati e coperti. Il dibattito al massimo lo si fa con Fiorello, come è riuscito allo stesso D'Alema durante la solitaria puntata di Matrix. O con Alba Parietti, così non si corre il rischio di sembrare impreparati. Con Berlusconi no, niente dibattito: può essere pericoloso.
Facciano come credono: naturalmente ognuno è libero di dibattere quando vuole e con chi vuole. Però, ecco, che si decidessero. Perché se le idee sono così confuse solo per sapere se parlare o no davanti a una telecamera, come riusciranno mai sapere che cosa dire? Finora, in effetti, un'idea che sia una dal centrosinistra non si è sentita. Accusano Berlusconi di «scegliere la via dell'insulto», ma in realtà sono loro che non fanno altro che insultarlo: «delira», «sbrocca» (Fassino), è «sguaiato» (Prodi), è un «elemento di disturbo» (D'Alema), solo per restare alle esternazioni delle ultime ore. Continuano a ripetere: bisogna parlare di programmi, ma non sono riusciti a presentarne uno. Dicono: discutiamo del futuro del Paese. E poi rifiutano le discussioni. Forse è paura, forse è solo indecisione. Di certo hanno con la sfida tv lo stesso rapporto che padre Fedele pare avesse con la castità: ne parlano molto, la praticano poco. In entrambi i casi è un vero peccato: i telespettatori hanno dimostrato di apprezzare i duelli a viso aperto. Gli elettori, di conseguenza. Se i leader dell'Unione scelgono l'Aventino, la fuga silenziosa e la sdegnata ripicca, pazienza. Ma poi, almeno, abbiano il buon gusto di smettere con la lagna che Berlusconi va sempre in Tv.