In fuga dalla semilibertà uccide un carabiniere

Avrebbe dovuto scontare una pena per omicidio fino al 2016. Non era tornato in carcere da un permesso

Leo Clonas

da Ferrara

Sembra una domenica come tante altre. Siamo al Lido delle Nazioni di Ferrara, alle 5.30 del mattino. Una pattuglia dell’Arma, a poca distanza da una discoteca, lungo la Statale Romea, ferma gli automobilisti di passaggio, per lo più ragazzi che rientrano dopo aver trascorso la notte a ballare. Ma questo non è un week-end di routine. Sul rettilineo spunta un’Alfa Romeo 156 Sport Wagon con a bordo quattro uomini. Il sistema di lettura automatica delle targhe, di cui sono dotate le auto dei carabinieri, segnala all’equipaggio, grazie alla connessione automatica con una banca dati, che si tratta di un’auto rubata. Allarme. Fuori la paletta. I carabineri di Comacchio capiscono di avere a che fare con dei pregiudicati e chiedono aiuto a un’altra Gazzella. L’Alfa si ferma, ma l’uomo al volante dell’Alfa, un giovane di 36 anni, tenta di scappare a piedi. Corre ma i militari lo riacciuffano, lo ammanettano e lo caricano a bordo della vettura dell’Arma. Lo perquisiscono, forse troppo rapidamente. Gli sequestrano diversi documenti falsi, ma non si accorgono che l’uomo ha con sé una pistola. È un criminale pericoloso, Antonio Dorio, nato in Germania, ma residente da tempo nel capoluogo estense: nel 1991 era stato condannato a 23 anni di carcere per aver massacrato con decine di coltellate un’anziana durante una rapina fruttata 300mila lire. Nel 2001 era evaso, approfittando del regime di lavoro esterno. Riacciuffato, ora era inspiegabilmente di nuovo in semilibertà. E dal 6 febbraio non era più rientrato nel carcere della Dozza.
L’appuntato Roberto Domini è alla guida. Mette in moto, direzione: il Comando dell’Arma. Dorio è sui sedili posteriori, al suo fianco il brigadiere Cristiano Scantamburlo. Un attimo, il dramma. Dorio estrae la pistola; urlando, intima ai carabinieri di fermarsi e di liberarlo. Poi fa fuoco. Colpisce Scantamburlo, ferendolo al braccio e al petto, apparentemente in modo non grave. L’auto si ferma. Il latitante fa scendere l’appuntato e il carabiniere ferito, che non ha perso conoscenza, e si mette al volante della Gazzella. Ma quando ingrana la prima, Domini reagisce. I suoi spari raggiungono Dorio al petto, che però rimane cosciente e continua a guidare. Una corsa folle in direzione di Venezia, che si conclude dopo quattro chilometri, in un canale. Le forze dell’ordine lo trovano senza vita, riverso sull’airbag intriso di sangue, con ancora le manette ai polsi.
Cristiano Scantamburlo, il carabiniere ferito, morirà qualche ora più tardi, alle 10.30 del mattino, nell’ospedale sant’Anna di Ferrara dove era stato operato d’urgenza. La ferita era in realtà gravissima: il colpo calibro 38 gli ha attraversato il torace finendo la sua corsa nel polmone destro e i medici non sono riusciti a fermare la forte emorragia interna. Aveva 33 anni. Da tempo in servizio nel Ferrarese - aveva lavorato anche a Copparo e a Porto Garibaldi -, era originario di Venezia. I genitori, Luigino Scantamburlo e Loredana Masiero, hanno autorizzato l’espianto degli organi. Cristiano era figlio unico. Un bravo ragazzo, che aveva deciso di sposare la ragazza con cui conviveva da tempo.
Fuori dalla stanzetta delle Cliniche chirurgiche dell'ospedale Sant'Anna di Ferrara, lo ricordano a nome della famiglia i due zii Adriano e Mario. «Era una persona calma, tranquilla, non alzava mai la voce, aveva scelto la sua carriera nei carabinieri e senza retorica era davvero fatto per questo, ma non era un «rambo», assolutamente non era un fanatico ed evitava ogni fanatismo di chiunque». Il dolore è intenso, ma nessuno polemizza. Anzi. «L’Arma si è prodigata per sostenerci», dichiarano dopo la visita del generale Gottardo. Il loro rancore è rivolto solo contro il bandito che ha ucciso Cristiano: «Siamo cattolici praticanti, ma verrebbe veramente da dire che è un bene che sia morto».
Quel Dorio sospettato di aver rapinato l’ufficio postale di Codigoro, tre giorni fa. I tre uomini con lui sono stati arrestati con l’accusa di concorso nel possesso abusivo di arma con matricola abrasa. Sembra che si tratti di tre giovani della zona.