Fugge dalla clinica psichiatrica e partecipa alle sue ricerche

A Castiglione Chiavarese era scomparso da due giorni: «Volevo guardare il panorama»

Maria Vittoria Cascino

L’hanno trovato poco sopra la clinica, lungo la strada, mentre partecipava alle sue ricerche di se stesso: «Lo abbiamo notato per il suo particolare attivismo ed entusiasmo». Ma stava bene. È finita la fuga di un 45enne chiavarese, un metro e settantotto, magro e stempiato, scomparso da due giorni dal centro riabilitativo Due Mari, una sorta di clinica psichiatrica, gestita dalla cooperativa sociale Coopselios. L’hanno cercato tra Velva, Maissana, Carro, Passo del Bocco, la Mola, giù fino a Castiglione Chiavarese, addirittura Casarza Ligure. Ma lui era lì due curve sopra la clinica. A qualche centinaio di metri dal santuario di Velva, verde assoluto, traffico zero dopo il traforo per Varese Ligure: la struttura è quel post-ospedale psichiatrico che combatte l'involuzione del malato con approcci clinici e psicosociali. Non a caso la scelta del sito dove sono calati spazi privati e collettivi e assistenza sanitaria continuativa. Lui lì ci stava da otto mesi. Martedì il solito giro all'aperto, solito contatto con la natura. Ma lui non rientra. Questione di attimi. Scatta l'allarme. Paura per lui, è buio, potrebbe cadere. Lo cercano fino alle 3 e riprendono ieri alle 6.30. Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Carabinieri e unità cinofile. Lo definiscono mentalmente instabile, ma non violento. «Siamo partiti dall'ultimo avvistamento - spiega Alberto Guala, responsabile Protezione Civile Levante -. Abbiamo battuto tutto il bosco intorno a cerchi concentrici. Difficile pensare che, schivo com'è, potesse essere salito su un autobus, senza soldi, né documenti. Si esprime a monosillabi e se lo chiami per non nome non si volta. Il padre racconta che ama il bosco, ama ascoltarlo e fissarlo. In passato s'era già allontanato da casa, a Chiavari, per un paio di giorni. Pare passasse ore seduto in disparte a guardare il panorama. Secondo gli educatori era spesso apatico. Ma lui amava il bosco e ci si è rifugiato. Per guardare l’orizzonte su sui monti. Senza paura, senza fame né sete. Per lui la vita parla con la voce della natura. E per fortuna quella natura non ha provocato la sua fine.