Fuksas «batte» Pei 22,5 a 8,8 (milioni di euro)

Li separano meno di 150 chilometri e un’ora scarsa di treno, eppure tra i due grattacieli di Milano e Torino le differenze appaiono evidenti. E dispiace constatare, per un piemontese, che la vicina Lombardia ci ha rifilato una lezione di senso civico e pratico. Mentre sotto la Mole infuria la polemica su quella che dovrebbe diventare la nuova sede della Regione Piemonte, progettata da Massimiliano Fuksas, su cui abbiamo ampiamente riferito ieri (22,5 milioni di euro la parcella dell’archistar), a gennaio scorso è stato inaugurato dal Governatore Roberto Formigoni il palazzo di vetro a 39 piani, ribattezzato dai cittadini «Palazzo Lombardia» per non togliere importanza al Grattacielo Pirelli di Gio Ponti. I due concorsi partono praticamente in parallelo. Bandito nel 2005, quello milanese viene vinto da Pei Cobb Fried&partner, insieme a Studio Caputo e Sistema 2000. Costato circa 400 milioni di euro, compresa l’acquisizione dell’area, consentirà all’ente un risparmio di 25 milioni di euro l’anno, liberato dagli oneri di affitto delle varie locazioni sparse in città.
Dopo il completamento degli scavi e la bonifica dell’area, nel 2007 sono cominciati i lavori, durati poco più di due anni, con una tempistica da grande metropoli mondiale. Altrove è prassi la rotazione dei turni sulle 24 ore, da noi molto più probabile metterci dodici anni per costruire un museo (vedi Maxxi). Principale firma del grattacielo il leggendario architetto cinese I.M. Pei, classe 1917, testimone di un tempo in cui le archistar ancora non esistevano e la categoria era rappresentata da studiosi, docenti, professionisti che non inseguivano il riconoscimento mondano preferendo piuttosto tentare un confronto con la storia. A Pei peraltro si deve uno degli interventi più eretici che ha contribuito a ridefinire i rapporti tra contemporaneo e tradizione, ovvero la piramide di vetro e acciaio che funziona da ingresso principale al Museo del Louvre. All’epoca furono in molti a gridare allo scandalo, col tempo la piramide è diventata un segno persino convenzionale del paesaggio parigino. Consorziato con Henry Cobb dal 1955, Pei ha un curriculum imponente. Eppure costa poco più di un terzo rispetto all’italiano Fuksas: la parcella del suo studio ammonta a 8,8 milioni di euro, compenso concordato sulla base delle tariffe professionali vigenti in Italia, cui è stato applicato uno sconto del 20% trattandosi di edificio pubblico (Legge 155/89).
Calcolatrice alla mano il cachet di Pei, Caputo&C. ammonta al 3% del valore dell’opera, quello di Fuksas sfiora il 12%. Perché? Si saranno forse invertiti i ruoli e la cicala Milano è diventata risparmiosa, al contrario dell’austera Torino scopertasi improvvisamente frivola? Sarà bene che qualcuno spieghi ai piemontesi il criterio con cui è stato versato un emolumento così generoso nella completa indifferenza alla legge. Magari l’ex presidente Mercedes Bresso, responsabile e liquidatrice di tale accordo sproporzionato, che in questi giorni tenta goffamente di giusificare l’ingiustificabile. E pensare che Fuksas, dopo l’orrendo e desolato mercato alimentare, a Torino non lo voleva più nessuno. Ma questa è faccenda da santi in paradiso, piuttosto comune di una certa parte politica.