Fuksas lo snob ha una casa abusiva a Pantelleria

Alla procura di Marsala aperto un fascicolo per illeciti edilizi. Il Comune: demolire. Il giudice contesta terrazze, verande, strade e piscine. La replica: "Al massimo è irregolare qualche muretto"

L’estate scorsa, quando a Milano si scatenò una violenta polemica sulle periferie-piovre e gli eco-mostri, Massimiliano Fuksas, l’architetto che - come dice lui - va sempre fiero della Fiera e di qualche altro centinaio di costruzioni e progetti da Shangai ad Amiens, sentenziò disgustato che era ora di porsi il problema dell’abusivismo e dell’illegalità. «In questi casi cosa si fa? Si deve abbattere tutto e ricostruire. Quando uno ha il tumore al pancreas, l’agopuntura non serve. Bisogna asportare subito il cancro con altri strumenti».

Una dichiarazione che riletta oggi - mentre sulla testa del celebre taliansky architekt di origine lituana, nascita romana, passaporto italiano, residenza parigina e cultura mitteleuropea è caduta la trave di un’accusa di abuso edilizio - assume i contorni asimmetrici del contrappasso. O del paradosso, essendo per stessa ammissione del Maestro compito e obiettivo dell’architettura «ritrovare la propria dimensione popolare, coinvolgendo la maggior parte delle persone nell’esistenza e nella vita degli edifici». Quest’estate, architetto Fuksas, veniamo tutti in vacanza a Pantelleria nel suo mega-dammuso abusivo. E magari nella vita del suo edificio coinvolgiamo anche un bel po’ di amici e parenti.

Uomo che ha fatto delle idee forti la sua forza e architetto che ha fatto della ricerca di forme libere la sua libertà, Fuksas - paradosso di un intellettuale dell’ultrasinistra estimatore di Nicolas Sarkozy e dello champagne Gosset millesimato - ha sempre amato molto poco le idee e la libertà degli altri. Riguardo alle idee, in una recente puntata di Annozero, intervenendo sulle ragioni della vittoria della destra berlusconiana ha additato come ragione fondamentale l’ignoranza degli italiani: facendo in questo modo della cultura, e della sua in particolare, un’arma micidiale di spocchiosa e presunta superiorità morale invece che uno strumento pacifico di comprensione dell’altro. E riguardo alla libertà, dopo aver predicato in illo tempore (5 luglio 2007) che «l’egoismo dei singoli è terribile: è ovvio che davanti a casa mia vorrei un parco, ma non posso difendere solo il mio piccolo interesse. O ricostruiamo un senso di comunità e civiltà, o affoghiamo nella demagogia», proprio davanti alla principesca casa di famiglia, in una delle zone più belle dell’isola di Pantelleria, si è fatto costruire da suo architetto preferito - la moglie Doriana Mandrelli - due piscine da 60 e 30 metri quadrati con relativo locale tecnico, quattro terrazze per quasi 150 metri quadrati, una veranda per altri 50 metri quadrati, per poi unire alcuni dammusi e rendere i fabbricati «residenziali senza le prescritte autorizzazioni, concessioni e nullaosta della sovrintendenza», come sostengono gli inquirenti e come ha scoperto l’ottimo collega Gianluigi Nuzzi, il quale sul nuovo numero di Panorama fa luce sul procedimento penale per abusi edilizi aperto dalla Procura della Repubblica di Marsala per il villaggio intestato all’immobiliare Santa Maria (amministrata da Doriana Mandrelli, moglie dell’architetto Massimiliano Fuksas) dopo che a ottobre i vigili di Pantelleria avevano stilato un verbale denunciando opere abusive e il Comune aveva notificato l’ingiunzione di demolizione. La Procura contesta fabbricati, terrazze, verande, strade interne, piscine e vasche interrate, tutto illegalmente. Fuksas, convinto che l’arte possa rendere possibile i sogni e le parole possano smentire i fatti, ha dichiarato: «Al massimo di irregolare ci sarà qualche muretto, non ci sono grandi problemi». Detto con la stessa spocchiosa eleganza con la quale - il giorno dell’inaugurazione della sua Fiera -, disse che non voleva stringere la mano a Silvio Berlusconi, perché gli faceva schifo. L’esprit de finesse di uno spirito geometrico.

Per un maître à penser anticonsumista ed esistenzialista più rosso che fucsias che ha passato metà della vita ad appianare le ingiustizie e l’altra metà a innalzarsi a giudice - dando, lui, emigrato di lusso a Parigi, dei mentecatti ai leghisti che protestano contro l’immigrazione clandestina, o dell’ignorante a Berlusconi per aver confuso Cicerone con Cesare, lui che è scivolato su una citazione delle Vite di Plutarco - be’, non c’è male. Non c’è male davvero.

Realizzatore di «acclaimed projects all over the world», urbanista e architetto tra i più prestigiosi del globo, «Commandeur de l’Ordre des Arts et des Lettres de la République Française», politicamente così a sinistra che nel Sessantotto durante i disordini di Valle Giulia arrivò ad accusare in pubblico Oreste Scalzone (Oreste Scalzone!) di «posizioni conservatrici» e quarant’anni dopo Fausto Bertinotti (Fausto Bertinotti!) di «militarismo strisciante», Massimiliano Fuksas ha regalato all’architettura il suo contributo teorico più prezioso quando, da direttore della Biennale internazionale di architettura di Venezia, anni 1998-2000, diede ai suoi colleghi di tutto il mondo una grande lezione sul tema «Less Aesthetics, More Ethics».
Meno estetica, più etica. Quella che tutti - gli abitanti di Pantelleria, i turisti di passaggio davanti al suo bel villaggio e noi che invece, purtroppo, andremo in vacanza ancora una volta a Noli - pretenderebbero da un grandissimo architetto che il mondo ci invidierà anche, ma di cui l’Italia, da un po’ di tempo, si è rotta i dammusi.