Fumata bianca a Mosca, soluzione più vicina Conclusi nella notte i colloqui Mosca-Kiev, lunedì ci sarà la firma sull’accordo per la ripresa delle forniture dal territorio ucraino. Ue «insoddisfatta». Berlusconi annuncia: «L’Italia acquisterà dire

LA MOSSA Putin apre uno spiraglio: «Il transito verso l’Europa potrebbe riprendere presto»

Il braccio di ferro russo-ucraino sul gas sembra arrivato alla svolta. Ieri notte si sono conclusi i colloqui alla conferenza internazionale ospitata al Cremlino tra Mosca e Kiev. Il premier russo Vladimir Putin, alla fine del vertice con la collega di Kiev, Yulia Tymoshenko, ha annunciato che lunedì 19 Ucraina e Russia firmeranno l’accordo per riprendere le forniture di gas all’Europa. «Il transito del gas russo potrebbe riprendere presto». Secondo le prime indiscrezioni Kiev quest’anno avrà lo sconto del 20% sul prezzo che fa alla Russia e manterrà invariato il costo del trasporto a quello del 2008. Nel 2010 i prezzi verranno ridiscussi nuovamente.
Oggi intanto scadrà «l’ultimatum» della Commissione europea, che aveva indicato gli incontri del weekend come «l’ultima e migliore occasione per la Russia e l’Ucraina di provare» la loro serietà e credibilità in qualità di partner commerciali.
Per ora la Commissione Ue ha preso atto che le discussioni «sono state costruttive, ma finora non hanno portato ad alcun risultato», mentre la presidenza ceca di turno dell’Ue si è detta «non soddisfatta». Il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, ha però rimproverato alla Ue di «non contribuire a trovare una soluzione» con la sua posizione che «mette sullo stesso piano Mosca e Kiev».
In Italia, intanto, Silvio Berlusconi ha fatto sapere che presto il nostro Paese acquisterà il gas direttamente da Gazprom. L’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, «mi ha chiamato da Mosca: stiamo chiudendo in queste ore e faremo in modo che non si acquisterà più il gas dall’Ucraina ma direttamente da Gazprom», ha detto il premier nel corso di un intervento in Sardegna. La giornata sembrava iniziata sotto altri auspici, con l’ottimismo di Putin, convinto che «in ultima analisi dovremo trovare un accordo», e quello della Timoshenko, decisa a non compromettere ulteriormente l’immagine del Paese e a evitare «la minaccia di danni al nostro sistema di gasdotti se il transito non riprende». Anche Gazprom si era sbilanciata, prevedendo per ieri la firma di un accordo con Kiev per la ripresa del transito, nonché la sigla dell’accordo per la nascita del consorzio internazionale che si è offerto di acquistare in anticipo il gas tecnico necessario a tenere in pressione i gasdotti ucraini. Ieri il consorzio (di cui è capofila Eni, e che è formato dalle tedesche E.on e Wingas, da Gaz-de-France, dall’austriaca Omv e dall’olandese Gasterra) ha formalizzato la propria proposta a Gazprom (sulla quale si è già detto contrario il presidente ucraino Viktor Yushchenko).
Una delle ombre che aleggiano sul negoziato con Kiev è se la Timoshenko abbia pieno mandato a trattare, al di là delle rassicurazioni ribadite anche ieri dal presidente ucraino, di cui la premier è diventata un temibile concorrente politico in vista delle presidenziali di fine anno. Medvedev ha ribadito che Mosca farà il possibile per superare la crisi, ha auspicato la ripresa del transito nel giro di pochi giorni e proposto un meccanismo internazionale permanente per impedire il ripetersi di tali crisi. Ma non ha fornito segnali di una possibile svolta.