Fumata nera per il segretario Il folliniano Cesa resta in corsa

Il presidente del Consiglio difende le modifiche costituzionali: senza Stato forte non c’è federalismo

Adalberto Signore

da Roma

«Habemus Papam», dice ridendo Francesco Saverio Romano. Nella sala da pranzo del presidente della Camera il vertice dell’Udc è appena terminato e quando in uno dei corridoi che portano in Transatlantico il sottosegretario al Welfare incrocia Francesco D’Onofrio il clima sembra disteso. Il capogruppo centrista al Senato risponde con un sorriso alla battuta di Romano e i due si fermano a parlottare per alcuni minuti. In realtà la «fumata bianca» sul nome del successore di Marco Follini alla segretaria dell’Udc non c’è ancora e il pranzo organizzato nelle stanze di Pier Ferdinando Casini non fa registrare l’auspicato passo avanti. Seduti al tavolo ci sono i ministri Mario Baccini, Rocco Buttiglione e Carlo Giovanardi, i due vicesegretari del partito Totò Cuffaro e Mario Tassone, i capigruppo di Camera e Senato Luca Volontè e D’Onofrio. All’incontro prende parte pure l’eurodeputato Lorenzo Cesa, allo stato l’unico candidato ufficiale alla segreteria. Scontato il menù, che si apre con la successione a Follini, passa per il dibattito sulla par condicio e si chiude con la ex Cirielli.
È sul primo piatto, però, che ci si sofferma con più attenzione. Perché - spiega uno dei presenti - «dopo le dimissioni di Follini non possiamo permetterci di dare ancora l’impressione di essere divisi». Insomma, al Consiglio nazionale di domani si deve arrivare «con una candidatura su cui ci sia l’accordo di tutti». Intesa che però ancora non c’è. È anche per questo che i commensali decidono di «investire formalmente» Casini: sarà lui, dopo un’adeguata esplorazione che tenga conto anche del territorio, a indicare la strada. Una decisione che Giovanardi spiega così: «Il vero segretario del partito, il leader che ci guiderà durante la campagna elettorale, è Casini. Solo che non può ricoprire quell’incarico perché è già presidente della Camera». E allora, a lui la palla. Perché districarsi tra i veti incrociati che di volta in volta si levano su questo o quel candidato è cosa niente affatto semplice. Su Cesa - che se si andasse alla conta tra i 313 membri del Consiglio nazionale è quello che ha certamente più chance - pesano infatti le forti perplessità di Baccini e Giovanardi (che non ha dimenticato l’accusa di poco coraggio rivoltagli dall’eurodeputato qualche settimana fa). Mentre Baccini è considerato «troppo forte» per una segreteria che deve essere di transizione, in attesa che Casini chiuda il suo mandato a Montecitorio e possa tornare a occuparsi a tempo pieno del partito. Dubbi anche su Giovanardi e Buttiglione (che dell’Udc è presidente), perché considerati troppo vicini a Silvio Berlusconi (appunto rivolto anche a Baccini). Insomma, la scelta di investire Casini ha l’obiettivo di evitare l’ennesima lacerazione al Consiglio nazionale (dove la linea Follini ha un discreto seguito). E sono due i nomi a cui pensa il presidente della Camera (che proprio lunedì ha auspicato «più giovani e più donne nelle istituzioni»): Volontè e soprattutto Erminia Mazzoni, responsabile Giustizia del partito, 40 anni e una bella presenza.
Follini, da parte sua, ha già preparato un ordine del giorno da presentare al Consiglio nazionale in cui esprime «preoccupazione per l’oscuramento dell’Udc su Rai e Mediaset», invita «ministri e partito a dire no a par condicio ed ex Cirielli» e chiede un «congresso straordinario entro dicembre». Richieste a cui - salvo la par condicio sulla quale anche al pranzo da Casini si è convenuto con la linea dell’ex segretario - sarà difficile andare incontro.