Fumatori, obesi e alcolizzati «puniti» da Blair in ospedale

Istituita anche una consulta di cittadini per la riforma del servizio pubblico

da Londra

Tony Blair inaugura gli ultimi scampoli del suo terzo mandato all’insegna della responsabilizzazione del cittadino. E intende «punire» chi non si adegua: fumatori, obesi e alcolizzati - è l’ultima minaccia del Premier - dovrebbero essere curati per ultimi dal servizio sanitario, dopo aver dato la priorità a tutti gli altri pazienti, dallo stile di vita più sano.
A pochi mesi dalla prevista staffetta con il Cancelliere Gordon Brown, il Primo ministro britannico colloca al centro dell’agenda politica il riavvicinamento dell’esecutivo alla società. Così, dopo aver rinnegato l’idea di stato paternalistico, intende ora rimettere ai cittadini le loro responsabilità.
«Rafforzare il potere individuale piuttosto che comandare», questa l’ultima lezione del Premier. Un appello alla gravità di ogni scelta, escludendo che possa essere sempre e comunque lo stato a farsene carico. «Semplicemente perché questo tipo di stato non funziona più», ha spiegato il Premier. Così, dopo aver annunciato l’istituzione di una speciale consulta, composta da «semplici» cittadini, per accelerare il processo di riforme del servizio pubblico, ora intima a fumatori, alcolisti e obesi un radicale cambiamento di stile di vita. Un invito dai toni minacciosi, che presto rischia di tramutarsi in una legge per cambiare le attuali linee guida del servizio sanitario, in base alle quali i pazienti non possono essere discriminati in presenza di «una patologia auto-provocata». Invece Blair - anche su questo - vorrebbe responsabilizzare di più i cittadini. E non sprecare risorse pubbliche. Finora tutti i tentativi per la promozione di stili di vita più sani non hanno dato i risultati sperati. E la situazione è andata peggiorando, con un ricarico sempre più oneroso sul servizio sanitario nazionale. «Oggi il 10% delle risorse della sanità è destinato alla cura del diabete - sostiene Blair - Entro il 2010 le stime dicono che la percentuale raddoppierà. Ma è una deriva che potremmo evitare. Circa il 75% dei diabetici sono di tipo 2, e due terzi di questi possono prevenire la malattia con un po’ di esercizio fisico e una dieta controllata. La verità è che noi oggi paghiamo un prezzo collettivo per il fallimento dell’assunzione condivisa di responsabilità». All’orizzonte - spiega Blair - non c’è il disimpegno dello stato nella cura di determinate patologie, bensì il dovere «morale» del governo di creare le condizioni affinché i cittadini possano scegliere responsabilmente. Perché l’obesità, come l’abuso di fumo e alcol, il diabete e la trasmissione di malattie sessuali non sono epidemiche in senso sociale, ma sono «il risultato di milioni di scelte individuali». Una tesi non condivisa da Mike Knapton, direttore del British Heart Foundation: «Se milioni di bambini mangiano male e non praticano sport, non possiamo sostenere che siano problemi individuali, bensì un problema collettivo che richiede un intervento adeguato. Anche del governo».
Nel frattempo, per ridefinire ruoli e responsabilità nei rapporti tra stato e cittadini, è stato istituito il cosiddetto «forum deliberativo». Un gruppo di 100 cittadini chiamati, nelle prime settimane del 2007, a esprimersi sui temi più controversi e difficili della vita pubblica. Dall’influenza dello stato sulla vita quotidiana all’adozione di determinate tecnologie che rischiano di limitare le libertà civili. «È il riconoscimento che la politica sta cambiando, e il livello di aspettative continua a crescere. Questa soluzione - ha spiegato un assistente di Blair - consentirà di identificare meglio, e più velocemente, su quali aree il governo dovrà focalizzare la propria azione, proponendo soluzioni più efficaci».