Funari, il vecchio leone a maggio su Raiuno ucciderà il varietà

L’icona della Tv trash, il Savonarola della porta accanto, l’epurato di
professione, l’inventore di Aboccaperta, riavrà quel palco che da anni
reclama: niente di meno che tre o quattro serate su Raiuno a maggio. Condurrà "Apocalypse show", programma basato sull’idea di traghettare da un vecchio modo di fare Tv a uno più moderno

Milano - Il varietà è morto, se ne faccia un altro. Con l’aiuto di chi? Ma di lui, del kamikaze della televisione: Gianfranco Funari. La Rai ha deciso di riportarlo sui suoi canali per affidargli un compito insolito: seppellire il vecchio show e darne alla luce uno nuovo. Insomma, un Caronte del varietà, un traghettatore scelto per salvare un genere televisivo destinato alla distruzione. E così Funari, dopo anni di ostracismo dalla grande televisione e di rifugio nelle reti locali, torna in prima linea. L’icona della Tv trash, il Savonarola della porta accanto, l’epurato di professione, l’inventore di Aboccaperta, riavrà quel palco che da anni reclama: niente di meno che tre o quattro serate su Raiuno a maggio.

Ma l’imbonitore con bastone e panama questa volta non si metterà a inveire (o, almeno così sperano i dirigenti Rai) contro i politici e le loro malandrinate. No, le sue invettive si rivolgeranno contro la tv stessa. Partendo da un assunto provocatorio che si riassume nel titolo della trasmissione: Apocalypse Show... la fine, la distruzione dello show. Da anni i dati di ascolto testimoniano che questo genere televisivo è agli sgoccioli e i critici stanno lì a spiegare e disquisire sui motivi della crisi. E allora perché non fare uno show sulla crisi dello show? E chi mai potrebbe essersi inventato una tale genialata? Ovviamente l’uomo che li ha generati quasi tutti, Bibi Ballandi, il produttore che ha attraversato la storia della Rai.
L’idea, in effetti, è invitante. Poi, realizzarne una trasmissione, non è così semplice. Dopo aver ammazzato la vecchia Tv (basta aprire gli archivi Rai e il gioco è fatto), bisogna formulare la parte propositiva: come dev’essere il nuovo varietà? A rifletterci è al lavoro un autore di peso: Diego Cugia (Rockpolitik di Celentano e Non facciamoci prendere dal panico di Morandi, per citare gli ultimi programmi cui ha lavorato).

Per Funari si tratterà di una vera sfida. Arrivato a 75 anni (che compie mercoledì prossimo), con una salute malandata, il vecchio leone della Tv non si vuole certo far sfuggire la ghiotta occasione. Finito nell’angolino di Odeon Tv dopo aver litigato con mezza televisione italiana, odiato dai dirigenti televisivi e amato dal pubblico che sguazza nei temi populisti, ogni volta che in questi dieci di ostracismo ha fatto qualche ospitata su una rete maggiore, ha raccolto incredibili successi di pubblico. Nel dicembre del 2005 la sua fotointervista al Senso della vita (Canale 5) di Bonolis (in cui tra l’altro disse di essere prossimo alla morte) raggiunse un ascolto del 31 per cento. Stesso discorso a Markette e Matrix. Picchi di share così alti da non lasciare indifferenti i dirigenti Mediaset tanto che l’anno scorso sembrava in dirittura d’arrivo un suo grande show su Italia 1. Poi, dopo un numero zero di prova, non se ne fece più niente. Il timore che Funari una volta accesa la telecamera si metta a picchiare randellate a destra e manca, a dare sfogo ai suoi strali dissacratori, ha frenato i direttori di rete in tutti questi anni. Alla prova dei fatti, bisognerà vedere se Raiuno reggerà l’onda d’urto del provocatore. Magari, alle prime prove in studio, schizzeranno le scintille... Ma sembra che il direttore di Raiuno Del Noce e il presentatore per ora siano sulla stessa lunghezza d’onda.
Del resto, un’occasione così mica si può gettarla alle ortiche. L’ultima volta che si vide Funari su un canale Rai (a parte le ospitate) fu nel 1996 quando condusse il talk show pomeridiano Napoli capitale sul secondo canale. Prima di quell’anno, dalla Tv pubblica (ma anche da Mediaset) era stato già cacciato varie volte, come nell’84 quando invitò La Malfa contro il volere dei dirigenti. Poi il rifugio su Odeon Tv, dove ora conduce il programma Virus e si diverte e fare e dire quel che vuole, sempre con quella mimica che lo contraddistingue: quel modo di soppesare gli argomenti, di accarezzarli, di sospenderli nel vuoto con le pause, per poi arrivare all’affondo. Ora, dopo dieci anni, Funari deve fare il Caronte di se stesso: traghettarsi da Odeon Tv all’ammiraglia Rai.