Funerale di Napoli

Una donna trovata nuda sul suo letto nel quartiere di San Giovanni uccisa con diverse coltellate, un giovane pizzaiolo massacrato a colpi di pistola in un altro quartiere periferico, una giovane trentenne stuprata alle 6 del mattino nel centralissimo corso Vittorio Emanuele, una delle strade della borghesia napoletana. Sono queste le ultime notizie di cronaca sulle quali grava l'ombra lunga della camorra che nel Napoletano, ormai, ha mano libera da tutte le istituzioni locali che tutt’alpiù organizzano una fiaccolata secondo le migliori tradizioni dell'antimafia militante e impotente. Non è parto della nostra fantasia o di un interesse politico di parte se parliamo della responsabilità delle istituzioni locali. Su sei amministrazioni comunali sciolte negli ultimi mesi per camorra, ben cinque erano guidate dal centrosinistra (4 dalla Margherita e una dai Ds).
Lo scandalo dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani è un pozzo nero che molti hanno paura a scoperchiare. In un Paese come l'Italia nel quale intercettazioni telefoniche disposte dalla magistratura e segretate vengono passate ai giornali che giustamente le pubblicano, c'è una commissione parlamentare di inchiesta «sull'affare rifiuti» in Campania che ha concluso i suoi lavori disponendo l'invio di alcune audizioni alle Procure, senza che a distanza di mesi la pubblica opinione e il Parlamento possano rendersi conto di quanto è accaduto e sta continuando ad accadere. Nel frattempo, però, notizie di cronaca fanno sapere che più volte è stato richiesto l'arresto di Giulio Facchi, uno dei maggiori collaboratori di Antonio Bassolino, commissario preposto per anni alla gestione rifiuti, proprio per le responsabilità che ha esercitato come sub-commissario in quel settore. Naturalmente l'omertà che caratterizza ormai il territorio napoletano nonostante gli sforzi della libera stampa, tiene sotto una coltre di silenzio queste audizioni a testimonianza di connivenze trasversali e pericolose. Lo scandalo delle consulenze miliardarie gestite sempre da Bassolino nella sua qualità di presidente della giunta regionale e di commissario per lo smaltimento dei rifiuti si aggiunge a filoni di indagini che testimoniano sempre di più l'infiltrazione camorristica nelle strutture della pubblica amministrazione napoletana e campana.
A questa sorta di tsunami tra criminalità organizzata, affari e pubblica amministrazione, che rischia di travolgere le fragili strutture amministrative del Napoletano dove 80 comuni su 92 sono sotto indagine amministrativa e giudiziaria, si aggiunge l'uragano di un nepotismo politico che non ha eguali nelle altre aree del Paese e l'assunzione di un metodo intimidatorio come strumento per imbavagliare ogni voce che voglia urlare la propria indignazione. Nelle istituzioni elettive e amministrative, infatti, si moltiplicano gli incarichi a figli, nipoti, mogli, cognati e via di questo passo, quasi che il valore di riferimento della politica napoletana e campana sia l'interesse della propria famiglia, un valore terribilmente assonante con quello che regola la vita e la crescita della criminalità organizzata. La presa di cappello di molti intellettuali della cosiddetta area progressista di cui la stampa locale ha dato notizia non ha scosso minimamente il blocco di potere che governa così malamente Napoli e la Campania. Per non parlare della gestione familistica della sanità campana nella quale crescono disavanzi finanziari (nel solo 2005 1 miliardo e 200 milioni di euro che si aggiungono ai 5 miliardi pregressi), e si consolidano nomine personali di primari ospedalieri per aree politiche di appartenenza senza tenere in alcun conto meriti e capacità professionali come testimoniano le minacce telefoniche puntualmente intercettate al direttore di una Asl napoletana da parte del deputato diessino più vicino ad Antonio Bassolino. La sanità campana, ormai, è una bomba ad orologeria e chi può va altrove a farsi curare così come vanno altrove frotte di giovani professionisti che nel Napoletano non trovano altro che nepotismo, sottosviluppo e criminalità.
Ci costa molto scrivere questo di una città che amiamo come l'amano milioni di italiani, ma Napoli rischia di essere una città perduta. Anche giornali e molti uomini politici di sinistra hanno denunciato lo sfascio napoletano fermandosi, però, alla soglia dell'indicazione delle responsabilità politiche. Napoli da 12 anni è governata direttamente o indirettamente da Antonio Bassolino che ha avuto la capacità di desertificare finanche il proprio partito che a Napoli aveva una classe dirigente di grande autorevolezza e di piegare a questa gestione sfascista anche quei democristiani delle zone interne della Campania che hanno avuto nel passato grandi responsabilità politiche e di governo come De Mita e Mastella, afflitti da decenni da un inguaribile complesso di inferiorità e di desiderio di possesso nei riguardi della città di Napoli. Siamo ormai alla frutta e Napoli può essere salvata solo da un moto nazionale di indignazione popolare che porti rapidamente alle dimissioni di Bassolino e a un complessivo ricambio della classe dirigente napoletana. Chi oggi dovesse scegliere la strada del silenzio, diventa inevitabilmente complice della morte di una città che tutto il mondo ci invidia. E noi non saremo tra questi.
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