Il funerale di Seganti «Ora basta con l’odio»

«Basta con quelle facce piene di rabbia! Basta. Noi non siamo odio, noi siamo amore!». È stata questa frase, questo invito quasi urlato, il momento più commovente dei funerali di Paolo Seganti, il 38enne romano massacrato a coltellate domenica notte nel parco di via Conca d’Oro, nel quartiere Montesacro, dove l’ex studente di teologia viveva con la madre Augusta.
A pronunciarla è Vincenzo, alto, magro, capelli arruffati e gli occhi gonfi di pianto. Vincenzo parla dal podio della chiesa di San Frumenzio, gremita fino all’esterno dai tantissimi amici di Paolo, della palestra, dei suoi studi universitari, della comunità omosessuale di Roma, della parrocchia che per tanti anni aveva frequentato facendo volontariato.
In prima fila, davanti alla bara di legno chiaro circondata da mazzi di fiori, ci sono il padre Giuseppe e la sorella Marina. A lato, tra i ragazzi della comunità di omosessuali cristiani c’è la mamma Augusta. All’altro lato rispetto all’altare c’è l'assessore capitolino alle Pari Opportunità, Mariella Gramaglia, venuta a portare la testimonianza del Comune, che conferma la fiaccolata per Paolo martedì in piazza San Marco, nel centro di Roma.
A celebrare le esequie è padre Giampaolo Palmieri, che nell’omelia parla della Gerusalemme del cielo, una città ideale senza odio e contraddizioni.
Una città molto diversa dalla nostra dove, invece le contraddizioni e le domande abbandonano. anche quelli sulla morte di Paolo Seganti.
Tanti, infatti, i perché ancora aperti su cosa è successo realmente quella notte a Montesacro. I perché di un tale accanimento sul corpo di una persona che, secondo quanto sostengono le persone che lo conoscono, non ha mai fatto male a nessuno.