Funerali alla Costituzione Ue L’Olanda: per noi è già morta

Il ministro degli Esteri Bot: non si terrà un nuovo referendum e non accetteremo recuperi parziali del testo bocciato dai nostri elettori

Il trattato sulla Costituzione europea «è morto per i Paesi Bassi». Lo ha ribadito ieri il ministro degli Esteri olandese, Ben Bot, al termine di un incontro all’Aia con la collega Ursula Plassnik, rappresentante di quell’Austria che dal primo gennaio ha assunto la presidenza di turno semestrale dell’Ue. Più che probabile che la Plassnik abbia cercato di convincere Bot a impegnare nuovamente il suo governo per rilanciare la Carta europea, considerato che appena lunedì scorso il primo ministro austriaco Wolfgang Schüssel aveva detto ai giornalisti che «la Costituzione non è morta», ma il capo della diplomazia olandese ha chiarito che il suo governo non intende prendere in considerazione l’eventualità di sottoporre il testo della Costituzione a un nuovo referendum, dopo quello respinto dagli elettori lo scorso primo giugno.
Il governo olandese di centrodestra guidato da Jan Peter Balkenende aveva sostenuto con convinzione, nella campagna referendaria della scorsa primavera, il «sì» all’approvazione della Carta europea. Ma nonostante l’impegno profuso gli elettori, seguendo l’esempio dato pochi giorni prima da quelli francesi, avevano scelto diversamente. A quel punto Balkenende, ammessa la sconfitta, si era impegnato con i suoi concittadini a rispettare la loro decisione e, pur andando contro le proprie convinzioni, a difenderla.
Bot ha voluto evitare qualsiasi equivoco sulle intenzioni del suo governo: ha precisato che l’Olanda non accetterà neanche di mettere in atto «soluzioni rapide» o di «prelevare» soltanto alcune parti del testo bocciato con il referendum di sette mesi fa per inserirle negli attuali trattati. Un’idea, questa, prospettata all’austriaca Plassnik dal presidente francese Jacques Chirac, in cerca di una via d’uscita dopo lo smacco referendario. Piuttosto, ha fatto presente il ministro dei Paesi Bassi, sono necessarie «soluzioni pratiche a problemi pratici», da discutere al Consiglio europeo di primavera che è in calendario nel mese di marzo.
Niente «furbate» contro la volontà dei cittadini olandesi, dunque. Il governo Balkenende, convertito al rispetto degli umori euroscettici della maggioranza dei suoi cittadini, ha messo in chiaro che anche il tema degli allargamenti (si parla per il prossimo futuro di Romania, Bulgaria e più in avanti di Croazia e Macedonia ma soprattutto dell’assai controversa Turchia) andrà trattato con adeguata cautela. «La gente - ha detto il ministro Bot - si sente intimorita dalle dimensioni dell’Unione».
Va ricordato che, dopo la doppia bocciatura-choc franco-olandese della scorsa primavera, l’Unione europea ha deciso un periodo di riflessione sul tema della Costituzione, che stava rischiando di diventare un pericoloso boomerang per l’intera costruzione comunitaria. Ieri alla voce dell’Olanda si è affiancata quella della Finlandia, che assumerà la presidenza di turno a partire dal prossimo luglio. Per noi, hanno fatto sapere da Helsinki, la pausa di riflessione è tuttora in vigore.