Funerali, stop ai ricordi degli amici a parlare sarà soltanto il sacerdote

SOBRIETÀ Per non slittare verso forme non cristiane, in chiesa saranno vietate le commemorazioni degli amici

nostro inviato ad Assisi

Basta panegirici e commemorazioni del «caro estinto» che rischiano talvolta di beatificarlo prima del tempo. Basta discorsi e testimonianze di amici e parenti che ricordano il defunto prolungando la celebrazione. In chiesa si farà solo il funerale con l’omelia del prete: tutto il resto, se si vuole, si potrà fare, ma fuori dal tempio oppure al momento della tumulazione e dunque non avrà più nulla a che vedere con la liturgia funebre.
È quanto hanno stabilito i vescovi italiani nel nuovo «Rito delle esequie» sul quale hanno lungamente discusso durante l’assemblea generale in corso ad Assisi. Confermato invece il sì alla cremazione e ai funerali in chiesa per chi si è fatto cremare, purché risulti evidente che tale scelta non sia motivata dal disprezzo della fede cristiana nella resurrezione dei corpi. Le ceneri non si potranno conservare in casa, andranno tumulate in cimitero o in altro luogo sacro, e per quanto riguarda la loro «dispersione», questa potrà avvenire solo in apposite aree benedette. Il giro di vite sui panegirici contenuto nel documento, che prima di entrare in vigore dovrà ottenere il placet della Santa Sede, è destinato a mutare una prassi in molti casi consolidata. Del defunto, al momento delle esequie, non si può dire che bene. Accade spesso che al termine della messa, qualcuno dei presenti, legato alla persona scomparsa, la ricordi con una testimonianza personale. Accenni, racconti, aneddoti che possono aiutare a fissare nella memoria dei presenti alcuni dei tratti salienti della personalità del «caro estinto», ma che rischiano anche di sfociare in eccessi, esaltazioni fuori luogo che poco si addicono alla celebrazione.
Bisogna riconoscere che non di rado sono proprio le parole dell’amico o del collega a mettere in luce aspetti positivi – magari meno noti – riguardanti il defunto, a fronte di omelie che rischiano a volte di suonare un po’ anonime. Ma se i vescovi hanno voluto codificare il divieto nel nuovo documento, significa che la prassi che si sta diffondendo è considerata inopportuna e rischia di provocare falsa compassione, eccessi emotivi o esaltazioni fuori luogo. Con questa decisione la Cei non intende rendere impersonale il rito funebre, ma piuttosto richiamare alla sobrietà, a ciò che è essenziale. «Sono i momenti nei quali – ha detto lunedì scorso il cardinale Angelo Bagnasco aprendo i lavori – ci si rende conto dell’influenza di talune visioni spurie o paganeggianti. L’annuncio del Dio vero, amante della vita, che non fa scherzi macabri, il richiamo che con la morte la vita non è tolta ma trasformata, e che chi è vocato all’altra sponda non ci viene sottratto ma resta a noi più vicino di prima e ci attende: ecco ciò di cui c’è bisogno, in una cultura che progressivamente sembra slittare verso forme post-cristiane».
Sarà interessante vedere come le disposizioni saranno applicate soprattutto nei casi di esequie di personaggi famosi.