Come funziona l'etilometro? Storia e falsi miti da sfatare

Pochi sanno che a rivoluzionare il modo in cui si controlla, in tutto il mondo, se chi si mette al volante lo fa dopo aver bevuto troppo, sono stati due amici. Entrambi americani, dell'Indiana: Rolla N. Harger, morto nel 1983 a 93 anni, e Robert F. Borkestein, morto nel 2002 a 89 anni.
Quest'ultimo, una passione di gioventù per gli esperimenti scientifici, una breve esperienza da commesso in un negozio di fotografia subito dopo il college, divenne poliziotto a 24 anni. Diciassette anni dopo brevettò il primo modello di etilometro, partendo da un'intuizione decisamente nuova, che gli fu suggerita da Rolla Harger, professore di biochimica e tossicologia all'Università dell'Indiana, che già nel 1938 era stato uno dei cinque membri del Comitato per la Sicurezza Nazionale incaricato proprio di tracciare regole e limiti sull'assunzione di bevande alcoliche per automobilisti e motociclisti: è possibile quantificare la concentrazione di alcol nel sangue di una persona semplicemente dal suo respiro. Il famoso «soffio nel palloncino» che oggi tutti conosciamo.
Prima del lavoro del poliziotto e dello scienziato, chi era alla guida veniva fermato solo se aveva «la faccia arrossata, la parlata biascicante e gli occhi arrossati», scrisse il New York Times nel 2002, ricordando Borkestein. Certo l'invenzione, che al poliziotto valse anche una laurea ad honorem in scienze forensi conferita proprio dall'Università dell'Indiana, ha cambiato per sempre la storia dei controlli sulla guida in stato di ebbrezza.
Oggi l'alcol test è un oggetto di cui tutti conosciamo utilizzo e funzionamento. O quasi. Ci sono infatti anche diversi luoghi comuni da sfatare. Diffusi soprattutto perché
c'è sempre chi ne inventa una nuova pur di tentare di sottrarsi a eventuali multe. Il «mito» più frequente è quello secondo cui la temperatura dell'ambiente esterno può influire sui risultati del test alcolemico, che sarebbe alterato quando effettuato a una temperatura di oltre sette gradi al di sotto dello zero. Ipotesi piuttosto rara, visto che, se è vero che ci sono località italiane fredde, è anche vero che in genere la prova non si effettua in cima allo Stelvio, ma dentro l'abitacolo». Eppure la casistica di chi usa questa come altre scuse è ampia.
Non tutti sanno, poi, che esistono diversi tipi di etilometro. Si possono dividere in due macrocategorie: quelli chimici e quelli elettronici.
I primi analizzano il fiato del cavo orale e ne rilevano la presenza di etanolo grazie a dei reagenti chimici, come il dicromato di potassio o sostanze reagenti di tipo naturale. Se non viene rilevato alcol, i reagenti assumono il colore giallo; se invece c'è alcol, si colorano di verde. Sono monouso, hanno costi abbordabili per tutti e la loro attenbilità varia tra l'80 e il 95 per cento.
Rientrano nella categoria dei chimici anche quegli etilometri, quasi sempre venduti online e di fabbricazione estera, che analizzano invece la saliva: in questo caso non si soffia ma si poggia sulla lingua una striscetta. Molti esperti del settore, però, avvertono circa l'inaffidabilità di questo strumento, perché la saliva interferisce con altre sostanze acide presenti nel cavo orale.
Più complesso è il mondo degli etilometri elettronici. Tutti funzionano con dei sensori collocati al loro interno, che però possono essere di diverso tipo: i cosiddetti «semiconduttori» contengono un elettrodo che emette una carica elettrica quando entra in contatto con l'etanolo. La quantita di quest'ultima sostanza viene poi tradotta in un numero, visualizzato sul display. Hanno un costo tra i 100 e i 150 euro, sono affidabili ma tendono a sporcarsi con l'umidità, e quindi a funzionare via via peggio. Altri funzionano con una cella elettrochimica, costano tra i 400 e i 500 euro e hanno una tenuta nel tempo decisamente maggiore (perché in questo caso gli elettrodi interagiscono solo con l'etanolo).
Lo strumento più preciso in assoluto è quello a raggi infrarossi, che lavora sugli spettri delle sostanze: è un etilometro professionale, che non a caso ha valore probatorio, ed è utilizzato dalle forze dell'ordine.
Questo tipo di apparecchio costa attorno ai 7mila, è di tipo professionale e per questo motivo ogni pezzo viene sottoposto a revisione con cadenza annuale.