La funzione pubblica delle cliniche cattoliche

Il libro si intitola «Le risorse nella professione sanitaria», è stato scritto da Alessandro Pirola, direttore amministrativo della casa di cura Columbus, ed è stato presentato con un convegno alla Cattolica. Relatori di peso: il rettore dell’università, Lorenzo Ornaghi, e il segretario generale della Cei, Mariano Crociata. Tema del dibattito è la crisi delle strutture sanitarie fondate e amministrate da religiosi, strette tra il rischio di fallire e quello peggiore di snaturarsi.
Pirola insiste sulla necessità di coniugare managerialità e principi ispiratori cattolici («una buona impresa è un bene per tutti»), per non dover cedere il passo come è accaduto alla clinica San Giuseppe, l’ospedale fondato dai Fatebenefratelli e nel 2009 ceduto a imprenditori «con un’identità culturale diversa da quella originaria», perché «c’è una grossa differenza con l’approccio alla sanità cattolico».
Il rettore della Cattolica affronta il tema della funzione pubblica della sanità. «Un welfare statocentrico non è più economicamente sostenibile. Pensare a un modello di welfare diverso è l’unica via d’uscita, ma serve un difficile cambiamento culturale» osserva Ornaghi. Spiega che la Regione Lazio considera il Policlinico Gemelli una struttura privata: «Ma se ragioniamo con il pubblico contrapposto allo statale vuol dire che non abbiamo capito nulla di quella che è la funzione pubblica. Il pubblico non è lo statale».
Crociata, segretario della Cei, spinge sull’acceleratore della gratuità, cuore dell’enciclica economica del Papa. Crociata cita la Caritas in veritate di Benedetto XVI, ricorda che «l'attività economica non può prescindere dalla gratuità», che «si tratta, in definitiva, di una forma concreta e profonda di democrazia economica» perché «la solidarietà è sentirsi tutti responsabili di tutti, non può essere delegata solo allo Stato». Così, «mentre ieri si poteva ritenere che prima bisognasse perseguire la giustizia e che la gratuità intervenisse dopo come un complemento, oggi bisogna dire che senza la gratuità non si riesce a realizzare nemmeno la giustizia». Le istituzioni sanitarie di ispirazione cristiana sono chiamate a seguire questa ottica: «Si aprano a categorie di malati trascurati dal settore pubblico».