Il fuochista più anziano: «Passione di famiglia»

«Ma avete voglia di sparare ancora?!» È il 1949 e questa è la replica degli anziani del quartiere Liceti di Recco, alle richieste di Giulio Guglieri di poter «tirare» in aria qualche mascolo. La città era in una desolante devastazione, ma Guglieri fremeva dalla voglia di ricominciare a sparare ed aiutare gli esperti ad accendere i mortaretti. «Fare la sparata per la Madonna del Suffraggio è la nostra vita! Una volta s'incominciava raccogliendo le offerte con la “sacchetta” per le strade di Recco, si porgevano i ferri del mestiere agli esperti che caricavano i mascoli, poi s'incominciava il “rito” della messa a punto della sparata, il delicato uso della polvere, la predisposizione dei mortaretti che terminano con il cosiddetto “riondino” e per finire l'accensione, stando ben attenti a non farsi male e nello spesso momento imparare il mestiere, che con il tempo viene da sé». Diventare fuochista è una responsabilità. Guglieri, nella sua lunga carriera, ha iniziato al rito del fuochista moltissimi ragazzi e a tutti rammenta sempre: «La polvere non conosce padroni! Meglio un po’ di paura che tanta confidenza!». Molti ragazzi provano a lavorare per la sparata, alcuni sono conquistati da quest'antica tradizione e restano nel quartiere, ma tutti sono prudenti e osservanti delle esperte lezioni degli anziani, che ascoltano con rispetto e ne fanno tesoro. Nell'arco dell'ultimo secolo, la famiglia Guglieri ha dato al quartiere Liceto e all'organizzazione della festa, grandi fuochisti, meglio conosciuti come «sparuei», portatori di Cristi, organizzatori e lavoranti negli stand gastronomici che hanno sacrificato giornate di lavoro, consumato ferie e spesso finanziato progetti.