Fuoco amico di Follini: «Primarie e proporzionale»

Francesca Angeli

da Roma

Piccoli ex democristiani crescono e non vogliono più essere nutriti dalla balia. Grazie tante a Silvio Berlusconi che ha portato alla vittoria la Cdl ma adesso è ora che si faccia da parte in modo che l’alleanza trovi un nuovo leader attraverso, perché no, le primarie. E ancora: no alla «riformicchia» che prevede l’abolizione dello scorporo per tornare invece al proporzionale. È questa la sostanza dell’intervento di Marco Follini in apertura del Congresso nazionale dell’Udc? Una simile lettura appare riduttiva e soprattutto strumentale agli interessi di un centrosinistra disgregato al punto da poter soltanto sperare nelle divisioni altrui.
Indubbiamente al segretario dell’Udc, che si prepara a essere riconfermato, piace attribuire a sé il ruolo del saggio Grillo parlante e a tutti gli altri quello dello scapestrato Pinocchio. Follini bacchetta gli alleati, in particolare la Lega, invitandoli a maggiore sobrietà e confessando di non aver l’ansia di «militare nello stesso partito di Calderoli». Tratta gli italiani e i suoi alleati come cicale sprecone osservando che il bilancio di questa legislatura «è troppo magro» e che è giunto il momento di trasformarsi in «formiche operose».
Nulla di personale contro Berlusconi forse ma certamente almeno contro tutto ciò che il senso comune oggi considera berlusconiano. Il calcio ad esempio, quando Follini osserva che «si pagano milioni e milioni ai giocatori e si spalmano i debiti delle società su un lungo arco di anni». E poi gli spot elettorali quando il segretario ricorda che nelle campagne di propaganda non ci saranno gli spot per «merito o forse colpa dell’Udc che si è battuta perché non cambiasse a colpi di maggioranza la legge sulla par condicio». Una legge che lo stesso Berlusconi definì «liberticida» e «illiberale». Follini critica pure «la gestione dello spoil-system che ha concesso troppo alla logica di una legge sbagliata e concesso troppo poco alla nostra capacità di governare attraverso persone terze e non solo attraverso persone amiche» osservando che una «Rai meno legata al carro della maggioranza e un Corriere della Sera libero e indipendente non sono un patema d’animo, sono un valore».
Follini, e meno male, trova parole dure anche per il leader dell’opposizione, Romano Prodi, definito «un re senza corona al quale i partiti hanno già tolto lo scettro» e in sostanza il segretario riconferma l’appartenenza al centrodestra, evidenziando allo stesso tempo la necessità di un cambiamento forte che per Follini non deve sfociare nella nascita di un partito unico ma semmai di una casa comune che faccia riferimento al Partito popolare europeo. La premessa di Follini alla relazione è che «questo è il secondo congresso dell’Udc e non sarà l’ultimo». Niente partito unico dunque ma «un grande contenitore moderato» che può però prendere vita soltanto a certe condizioni. Follini spiega che sono due «gli argomenti fondamentali che fanno tutt’uno con le ragioni di un nuovo partito». Il primo argomento è la legge elettorale. «Senza la proporzionale - dice - non si va da nessuna parte». Vade retro poi all’intesa tra Fassino e Berlusconi per l’approvazione di «una riformicchia che abolisce lo scorporo all’ombra di una comoda intesa tra Forza Italia e i Democratici di sinistra».
Per il segretario l’altra condicio sine qua non per la nascita di un nuovo partito moderato «è il ricambio della leadership» perché, spiega, «occorre un punto e a capo nella strategia e nella guida». E Follini tiene a specificare che questo «non è un argomento contro Berlusconi. E non è un argomento a favore di Casini, che mi sembra tutt’altro che ansioso di fare cose diverse da quelle che ha fatto fin qui». La scelta del leader deve passare attraverso le primarie, precisa. «Un candidato scelto da tutti democraticamente magari facendo anche noi le primarie, come ha suggerito Formigoni, può essere parte di un copione che cambia». Nessuna trama contro l’attuale capo del governo. «Provvedere a un centrodestra che non si fermi a Berlusconi, che vada oltre, significa rendergli un merito e non ordire una trama».
Follini insomma demolisce un po’ tutti dentro e fuori la coalizione. Tutti tranne la Chiesa, Rivendica infatti per l’Udc un’identità impregnata dei valori del cattolicesimo ricordando che la parola della Chiesa spesso ha rappresentato una «bussola preziosa» in difficili frangenti. Quella bussola che gli alleati dell’Udc ora sperano torni nelle mani del timoniere Pierferdinando Casini. Il presidente della Camera ieri ha ascoltato Follini, registrato il silenzio gelido di Berlusconi e misurato la febbre (altissima) della coalizione. È andato a casa, in mano aveva dei fogli. Oggi scriverà e domani parlerà davanti ai delegati dell’Udc, il suo partito. Non sarà un discorso, ma un saluto. Da quelle poche parole, gli alleati domenica capiranno se il film del centrodestra è giunto al The End o se Casini darà il ciak per il terzo tempo.