Il fuoco dei giudici sulla legge 40 Deciderà la Consulta

Un figlio fecondato con il seme o l’ovulo di un donatore. Una soluzione ammessa in Olanda, Grecia, Spagna, ma impensabile in Italia: la legge 40 vieta categoricamente l’eterologa. Almeno fino a oggi. In futuro potrebbe cambiare qualcosa. Il tribunale di Firenze, infatti, ritiene «irragionevole» il divieto assoluto di questo tipo di fecondazione in vitro. Così ha spedito la legge 40 alla Consulta per sentire cosa ne pensa la Corte costituzionale. E se i supremi giudici ritenessero questo divieto illegittimo, allora anche in Italia si aprirebbe la caccia al donatore di seme o di ovuli. E i viaggi della speranza all’estero non avrebbero più motivo di esistere. Ma questo è uno scenario che allarma e divide il mondo politico e cattolico. E in effetti, a furia di ricorsi, questa legge sta cadendo a pezzi. Due anni fa, infatti, proprio i giudici fiorentini ottennero dalla Corte costituzionale l’eliminazione dell’obbligo di produzione di soli tre embrioni in ogni ciclo di fecondazione, l’obbligo del contemporaneo impianto e il divieto di congelamento degli embrioni in sovrannumero.
In questo secondo ricorso, invece, i giudici ordinari vogliono spazzare via il divieto dell’eterologa. E in attesa di un responso della Consulta, sospendono il processo in cui sono parti in causa due coniugi difesi dagli avvocati Filomena Gallo e Gianni Baldini. La coppia aveva chiesto aiuto ai legali dopo aver appreso che l’Austria era stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo proprio perché vietava l’eterologa. Un precedente che poteva essere imitato anche in Italia e che aveva dato loro delle speranze. Il loro caso umano è pietoso. L’uomo soffre di mancanza di spermatozoi causata da terapie fatte in adolescenza. Ma voleva un figlio a ogni costo, con sua moglie. E così i coniugi, dopo essere stati in cura in Svizzera e in altri centri stranieri senza alcun risultato, si sono rivolti all’Associazione Luca Coscioni. Il loro obiettivo è quello di poter effettuare le cure in Italia senza fare i pendolari della procreazione. Il giudice si è schierato dalla loro parte sostenendo «la manifesta irragionevolezza del divieto assoluto di eterologa per l’evidente sproporzione mezzi-fini». Una decisione clamorosa che soddisfa i legali di parte. «Abbiamo deciso di raccogliere questa sfida - spiega l’avvocato Gallo - perché ci sembrava che i tempi ormai fossero maturi. Si è creata una sensibilità finalmente europea a questo problema come dimostra anche il Nobel dato a Stoccolma a Edwards che riconosce come questa medicina raccolga in realtà istanze e aspirazioni profondamente umane».
La coppia a Firenze ha vinto la prima battaglia della guerra contro la legge 40. Ma non è un caso isolato. Ci sono altri cinque ricorsi contro l’eterologa che aspettano di essere esaminati dai giudici civili di Bologna, Milano e Catania. Come quello presentato da una donna che ha già una figlia nata grazie a un donatore in Spagna. Ora vorrebbe il fratellino senza essere obbligata a tornare all’estero. Ma Il rischio di una deregulation è molto alto e anche l’esperto in procreazione in vitro puntualizza vantaggi e svantaggi. «Tra i vantaggi c’è quello di far risparmiare migliaia di euro alle coppie che ora vanno all’estero per far nascere un bimbo con l’eterologa – spiega il biologo molecolare Francesco Fiorentino – inoltre si potrebbe offrire un degno destino agli ovuli orfani che attendono di essere utilizzati». Poi ci sono gli svantaggi. «Prima della legge c’era davvero il far west –ammette Fiorentino – Anche una donna molto avanti con gli anni poteva permettersi di avere un figlio. E si lasciava spazio al fenomeno delle nonne-mamme». Esistevano anche le donazioni mascherate e c’era una vera e propria caccia al donatore ideale per garantire di avere un figlio bello e sano. La legge ha bloccato le distorsioni ma non i viaggi della speranza. Solo in Europa, sono circa 30mila le coppie coinvolte ogni anno in questo turismo della provetta. Un terzo, il 32% circa, è rappresentato da italiani, che cercano così di aggirare, nel 40% dei casi, le limitazioni imposte dalla legge 40, come quella del divieto di fecondazione eterologa. Le destinazioni sono Spagna, Svizzera, Belgio, Slovenia, Repubblica Ceca e Danimarca.