Fuoco incrociato su Montaguti I sindacati: «Deve dimettersi»

Le sigle confederali e i docenti in due riunioni hanno fatto il punto sulle responsabilità del manager, che ieri è stato ascoltato alla Pisana

«Montaguti, tu governi da 541 giorni! Tante chiacchiere, niente atto aziendale, niente pianta organica». È così che i Confederali di Roma e Lazio, con uno striscione in bella mostra sull’ingresso principale del Policlinico Umberto I, hanno riassunto la politica gestionale del general manager Ubaldo Montaguti assicurando che «quello striscione rimarrà lì fino alle sue dimissioni». Già, perché a sentire i sindacati della funzione pubblica riunitisi in assemblea, ieri, al Policlinico la permanenza nella capitale del manager ferrarese avrebbe le ore contate: «Dopo oltre un anno e mezzo di attività tutti gli atti amministrativi siglati non hanno apportato alcuna miglioria all’azienda universitaria». Anzi, i disavanzi sono cresciuti oltre i 400 milioni di euro, le consulenze confermate e rinnovate quando invece, «ci sarebbe bisogno di controllare le esternalizzazioni dei servizi e l’intermediazione di mano d’opera». Un sistema di controllo che invece è mancato e al quale avrebbe voluto dare risposta, in concomitanza con l’assemblea dei Confederali, una cinquantina di docenti dell’Università La Sapienza riunitisi per discernere sulla questione morale all’Umberto I. Alla riunione, a porte aperte, ha partecipato finanche il preside di Medicina Luigi Frati. Entrambe le iniziative tuttavia hanno avuto come denominatore comune la ricerca delle responsabilità sul pessimo funzionamento della «macchina amministrativa Umberto I». Obiettivo ambizioso che si è prefissato, sempre nella giornata di ieri, anche la commissione Sanità della Pisana dove era in agenda l’audizione del manager Montaguti e quella del rettore della Sapienza Renato Guarini. Se Montaguti ha tenuto banco per 6 ore proteggendo le sue posizioni dal j’accuse dell’opposizione regionale, Guarini è stato il grande assente deludendo anche quel centrosinistra che avrebbe voluto conoscere la posizione dell’Ateneo. Sulla sua assenza il socialista Donato Robilotta ha precisato che «sembra una mancanza da scaricabarile». E ancora. «È grave che manchi il rettore della Sapienza - ha commentato il vicepresidente della commissione Sanità Stefano De Lillo -. Ma è anche grave che non ci siano all’audizione i responsabili del demanio. Ci vuole un dibattito più approfondito». A registrare il proprio disappunto anche Rodolfo Gigli, capogruppo dell’Udc. «L’assenza del rettore - ha detto Giuseppe Celli, capogruppo dello Sdi - vuol dire, che Montaguti è stato scaricato dall’Università?». Domande alle quali ci pensa il consigliere di Alleanza nazionale Tommaso Luzzi a tagliare corto: «Ho chiesto le dimissioni del direttore generale. È meglio che se ne torni a Ferrara senza interessarsi di strutture ospedaliere perché di danni ne ha già fatti tanti. E malgrado questo invece di ridursi lo stipendio se l’è aumentato del 30 per cento. Un fatto in controtendenza alle politiche nazionali che chiedono sacrifici ai cittadini introducendo ticket e mentre i politici, con le ultime Finanziarie, lo stipendio se lo riducono. Montaguti già un anno fa disse dicendo che in sei mesi avrebbe dato segnali di miglioramento all’Umberto I. Non si è visto nulla». A dare man forte a Luzzi il senatore Domenico Gramazio (An) che ha espresso «pieno sostegno alla richiesta avanzata dal consigliere che ha chiesto le dimissioni del direttore per riportare ordine nell’ospedale. Per questo ci auguriamo che il presidente Piero Marrazzo e l’assessore Augusto Battaglia accettino e comprendano la grave situazione che ha creato all’interno del Policlinico il dottor Montaguti». Quale che sia il grado di accettazione da parte dei vertici regionali della richiesta di dimissioni avanzata da An è certo che per l’assessore alla Sanità ci sia solo una strada da percorrere: partire con i lavori di ristrutturazione del nosocomio i primi di febbraio.