Fuoco tra palestinesi a Gaza: rapiti tre inglesi

Missili colpiscono il nord di Israele e scatenano un bombardamento di rappresaglia. Hamas accusa l’Anp: vogliono limitare i nostri movimenti

Gian Micalessin

Bombardamenti israeliani, scontri intestini, anarchia. A quattro mesi dal ritiro israeliano la Striscia di Gaza sprofonda in un abisso senza fondo. E i venti di guerra spazzano anche il nord d'Israele colpito martedì notte da tre missili Katiusha e il sud del Libano obbiettivo, poche ore dopo, dell'immediata rappresaglia dell'aviazione israeliana su un campo d'addestramento palestinese. Da ieri sera l'artiglieria israeliana martella le zone settentrionali della Striscia per impedirvi l'accesso ai militanti armati e bloccare i lanci di missili Qassam. Ieri mattina il centro di Gaza è invece precipitato nel caos per gli scontri tra le forze di sicurezza dell'Anp e una banda di militanti entrati in un ufficio elettorale per imporre, armi alla mano, l'inserimento dei propri leader nelle liste di Fatah.
Infine il sud della Striscia, teatro dell'ennesimo rapimento di stranieri resta in preda all'abituale anarchia e ai soprusi dei gruppi armati. Gli ultimi a farne le spese sono stati genitori inglesi e la loro figlia 24enne Kate Burton.
Papà e mamma erano andati a Gaza per trascorrere il Natale con figlia 25enne volontaria di Al Mezan un'organizzazione umanitaria impegnata nella Striscia. Ma la visita ai territori di Gaza si è trasformata ieri pomeriggio in un'odissea. Secondo alcuni testimoni un gruppo di uomini armati avrebbe bloccato Kate e i suoi genitori non lontano dal confine con l'Egitto. Subito dopo i tre sono stati costretti a salire su una Mercedes bianca allontanatasi a grande velocità. Il rapimento è stato confermato dal consolato britannico di Gerusalemme Est. Fonti dell'Autorità Palestinese che sostengono di esser impegnate in una caccia ai rapitori attribuiscono il sequestro alle Pantere Nere un sottogruppo di quelle Brigate martiri di Al Aqsa braccio armato di Fatah.
Come già capitato a molti stranieri anche la famiglia britannica sembra il capro espiatorio nell'ennesima faida tra Anp e gruppi armati. Al centro della contesa potrebbe esservi il controllo del valico con l'Egitto, unica porta d'entrata e d'uscita della Striscia non più sottoposta all'autorità israeliana. Lunedì mattina Abu Samhadana capo dei Comitati di Resistenza Popolare, un gruppo oltranzista formato da fuoriusciti di Hamas, Fatah e Jihad islamica, aveva accusato l'Anp di effettuare i controlli al passaggio di Rafah assecondando gli ordini di Israele e dei «doganieri» europei inviati a supervisionare il valico. Secondo Abu Samhadana, uno degli uomini più ricercati dagli israeliani, le forze dell'Anp gli impedivano di passare in Egitto da dove intendeva volare alla Mecca per partecipare alla festa dell'Eid al-Adha del prossimo 10 gennaio. Il capo dei Comitati minacciava di usare l'esplosivo per aprire una breccia nel muro di recinzione con l'Egitto e metterlo a disposizione di chi rifiuta le ispezioni congiunte di Anp, egiziani e Unione Europea e il controllo attraverso telecamere a circuito chiuso degli israeliani. Alla protesta s'erano uniti una quindicina di altri militanti di spicco tra cui Ahmad al Jaabari numero due del braccio armato di Hamas e Khalid al Dahduh capo dell'ala armata della Jihad Islamica.
Nella mattinata di ieri una sessantina di miliziani delle Brigate Al Aqsa aveva invece occupato il principale ufficio elettorale di Gaza. L'ufficio era stato riaperto con un escamotage per permettere la presentazione della nuova lista di Fatah frutto dell'accordo tra il presidente dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas e i giovani leoni di Fatah guidati da Marwan Barghouti, il leader del movimento tanzim condannato a cinque ergastoli per terrorismo da Israele. Dopo la richiesta di inserire anche i propri capi nelle liste i miliziani delle Brigate Al Aqsa hanno aperto il fuoco sui cinquecento uomini delle forze di sicurezza intervenuti per sgombrare l'edificio. Dopo qualche ora di sparatorie e il ferimento di un poliziotto i miliziani di sono ritirati all'arrivo di ulteriori rinforzi.
Ieri sera l'artiglieria israeliana ha iniziato a martellare le rovine delle colonie nel nord della Striscia utilizzate dai militanti dei gruppi armati per colpire con i missili Qassam la periferia della città di Ashkelon. Il bombardamento, iniziato alle sei in punto, è stato preannunciato da una serie di volantini che intimavano a chiunque di abbandonare la zona. Pochi minuti prima della scadenza un ultimo missile Qassam è stato lanciato proprio da quella zona. «Vogliamo innalzare il livello della rappresaglia - ha detto ieri un portavoce dell'esercito israeliano - i missili Qassam minacciano quotidianamente le vite dei nostri cittadini non possiamo permettere il perdurare di questa situazione».