Fuoco di sbarramento alle elezioni «Governo tecnico per le riforme»

da Roma

L’aveva detto: non scenderò in campo, ma farò sentire la mia voce. Così, all’indomani della caduta di Romano Prodi, Luca Cordero di Montezemolo lancia un vero e proprio “manifesto” politico, rivolto «alle forze più avvedute e responsabili di entrambi gli schieramenti».
Difende la scelta del Papa di non andare all’Università di Roma; giudica le aziende pubbliche «le uniche discariche che funzionano in questo Paese: piene di politici trombati»; critica la scelta di Cuffaro di restare al suo posto: «gli imprenditori siciliani pagano il pizzo ed il governatore siciliano viene condannato a cinque anni e non si dimette».
Ma il suo manifesto è soprattutto rivolto alla classe politica. Dopo «il triste spettacolo da suk di questi giorni tutti vogliamo dire “basta”», osserva il presidente della Confindustria. In una situazione del genere «le elezioni ci sembrano l’unico modo per poterlo fare».
Per Montezemolo, però, il ricorso immediato alle urne non sarebbe la soluzione migliore. «Lo sappiamo per esperienza: con questa legge elettorale, la parola non torna ai cittadini, ma alle segreterie dei partiti ed alle liste preconfezionate». Per queste ragioni, Montezemolo sembra non iscriversi al partito delle elezioni subito. Prima del voto «serve una nuova legge elettorale che consenta agli elettori di decidere chi mandare in Parlamento e che limiti il potere dei micropartiti: viviamo in un Paese prigioniero della leadership delle minoranze». Mentre chi vince deve «poter governare».
Ne consegue - osserva il presidente degli industriali - che servono riforme. E queste riforme le «potrebbe fare molto rapidamente un governo di scopo, istituzionale, tecnico, lo si chiami come si vuole». Così la classe politica potrebbe trovare «sintonia con il comune sentire della società italiana, distante dallo spettacolo indecoroso» del Senato. Per dare sostegno alle sue tesi, Montezemolo ricorda De Gasperi: statista è solo chi fa scelte per il futuro, al contrario - dice - dei comuni politici. «Se perderete questa occasione - dice idealmente rivolto alla classe politica - non si risolveranno i problemi del paese reale ed aumenterà ancora il distacco fra il Palazzo e l’opinione pubblica».
E riconosce: «In queste ore può sembrare un appello disperato, lontano dalle evidenze della cronaca parlamentare; ma che credo sia giusto rivolgere nell’interesse dei cittadini, delle imprese, delle giovani generazioni». Ed a proposito delle esigenze reali della società Montezemolo critica «una politica economica fatta solo di entrate»; e rilancia nuovi modelli contrattuali che «guardino agli interessi veri di imprese e lavoratori, a cominciare dalla possibilità di pagare di più chi si impegna di più».
Walter Veltroni condivide il manifesto di Montezemolo, ma anche l’appello di Carlo Sangalli, presidente della Confcommercio che chiede decisioni rapide «per evitare avvitamento del Paese». «Il senso di responsabilità - dice il leader del Pd - chiesto da Sangalli per affrontare questa fase, sono le parole che ho usato venerdì. Mentre sono particolarmente d’accordo con il presidente della Confindustria nel suo invito ad evitare le elezioni anticipate: è l’impegno mio e del Partito democratico».
Anche Lorenzo Cesa dice di «pensarla esattamente come Montezemolo». Per il segretario dell’Udc «se dipendesse da noi, si andrebbe verso un governo per le riforme. Ma non è così. Serve un accordo politico». Accordo politico che non c’è, tant’è che Berlusconi ha rilanciato la richiesta di elezioni in tempi rapidi. E Gianfranco Fini, pur «comprendendo le ragioni della Confindustria», si chiede: un governo per fare la legge elettorale? E quale? «Gli italiani non capirebbero una discussione sterile che ricomincia esattamente dove si è interrotta dieci giorni fa».
Più diretto il commento di Roberto Castelli, presidente dei senatori leghisti: gli industriali vogliono governare. E’ legittimo, ma poco democratico. E Roberto Calderoli rincara: chi non vuole le elezioni sono gli stessi che hanno rovinato il Paese. Per Alessandra Mussolini, Montezemolo soffre di «bulimia dialettica». Mentre Gianfranco Rotondi (Dc per le autonomie) dice: «Se Montezemolo si occupa di legge elettorale, io voglio occuparmi di listino Fiat, dei colori della gamma, nonchè dei tessuti dei sedili».