Fuori il burqa dall’Italia Luce verde dalla Camera

RomaAnche l’Italia dice no alle donne senza volto, alla negazione dell’identità e della soggettività femminile imposta dal burqa. La Commissione Affari Costituzionali della Camera ha dato il via libera al testo che vieta di indossare il burqa e il niqab, ovvero quegli indumenti adottati dalle donne musulmane per coprire interamente il volto e il corpo nel caso del burqa, o soltanto il volto lasciando scoperti gli occhi nel caso del niqab.
Per ora è stato compiuto soltanto un primo passo, perché la legge dovrà poi passare in aula, ma la relatrice, Souad Sbai (Pdl), presidente dell’Associazione Donne Marocchine, promette di battersi per portare il dibattito in aula già a settembre. Per la Sbai, infatti, occorre dare subito un segnale forte anche a sostegno delle tante giovani islamiche che pure in un paese democratico come il nostro si vedono negare diritti civili e libertà personali. «In Francia, in Belgio e nel musulmano Azerbaijan questa legge è realtà senza che nessuna donna araba musulmana abbia nemmeno pensato di protestare - dice la Sbai -. Qui qualcuno aveva pensato di intimorirci con lettere ambigue o dichiarazioni falsamente libertarie, ma noi andiamo avanti perché questa legge ce la chiedono le donne segregate, umiliate ed oppresse. Questa legge vuole rendere chiaro a tutti che un burqa non è mai una scelta libera ma una aberrante imposizione». La Sbai non allude soltanto a quelle associazioni islamiche, come ad esempio l’Ucoii, che difendono il burqa come una libera scelta della donna, ma anche al Pd che ritiene un errore il divieto.
La prima a chiedere il divieto di burqa con una proposta di legge è stata Daniela Santanchè, attualmente sottosegretario all’Attuazione del programma di governo. «Il divieto è un passo avanti molto importante - spiega la Santanchè -. Il burqa rappresenta una sorta di certificazione pubblica del fatto che una donna non ha diritti. È come un libretto di circolazione che autorizza alla limitazione della libertà delle donne. Abbiamo perso fin troppo tempo lasciando che tante donne subissero un simile sopruso nel nostro Paese».
Ma sul divieto per il burqa non sono tutti d’accordo. Non a caso anche in commissione il voto favorevole al provvedimento è arrivato soltanto da Pdl, Lega e Responsabili. Il Pd ha votato contro, mentre Fli, Idv e Udc si sono astenuti. Perché? La tesi avanzata è quella del rispetto della libertà religiosa, tesi respinta duramente dalla Santanchè. «Attenzione, l’obbligo del velo non ha nulla a che vedere con la dottrina islamica - avverte la Santanchè -. È soltanto espressione del fondamentalismo. Il burqa e il niqab non sono mai innocenti: sono sempre l’espressione si un sopruso subito dalla donna da parte di una società maschilista».
A sostegno del divieto anche il ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna che lo definisce un passo verso l’integrazione, perché il velo integrale, aggiunge, «è sempre un segno di oppressione culturale o fisica».
Che cosa rischierà chi viola il divieto? Una multa da 300 a 600 euro per chi indossa burqa o niqab. Molto più grave la sanzione per chi dovesse imporli: verrebbe punito con la reclusione da quattro a 12 anni e con una multa da 10mila a 30mila euro. Previsto anche il no alla cittadinanza per i mariti che costringono le moglie a indossare il velo integrale. La pena aumenta se la vittima è un minore o un disabile.