«Fuori dalla Champions per colpa di Capello»

«C’erano problemi di gestione del gruppo, non soltanto con me. E qui nessuno lo rimpiange»

Tony Damascelli

Non bastava Ruud Gullit. Non bastava Adriano Galliani. Non bastava Michel (alla voce Real Madrid). Non bastava nemmeno Francesco Totti. Si è aggiunto per ultimo Alessandro Del Piero. Tutta gente che ha avuto e che ha qualche parola in sospeso da rendere a Fabio Capello, il bisiaco che come un buon marinaio giura fedeltà ad ogni porto di attracco ma poi riprende il bastimento e se la fila verso mari più pescosi. Dunque Del Piero ha aperto bocca e l’ha usata per spedire un messaggio forte al nuovo allenatore del Real Madrid. «Se fosse rimasto alla Juventus lui me ne sarei andato io e se siamo usciti dalla Champions così in fretta la responsabilità è sua». Il riassunto della conferenza stampa di ieri è questo, nel qual caso basta e avanza, un colpo al fegato e un altro al mento.
Ma si va nel dettaglio, con una premessa. Nessuno può mettere in discussione la valenza professionale di Capello, parlano i suoi risultati, ottenuti dovunque e comunque anche se il maligno di giornata ricorda che a Torino, stando alla giustizia sportiva, Capello nulla ha vinto, essendo stati tolti alla squadra i due scudetti ultimi. Ma c’è da chiedersi come mai il rapporto tra l’allenatore e i calciatori più importanti e anche i dirigenti (oltre a Galliani anche Franco Sensi e si potrebbe aggiungere Moggi che mai ha provato simpatie e allegrie per il tecnico, voluto da Umberto Agnelli) non sia stato mai trasparente, immediato, schietto. Del resto anche ai tempi della sua carriera di calciatore Capello non godeva dell’amicizia dei compagni di squadra ma trattasi di nota marginale, la personalità quella era e quella è rimasta, per Capello i rapporti extraprofessionali non sono mai stati importanti. Si dovrebbe chiedergli, però, perchè allora puntualmente gli garbi fare lezioni di comportamento ai giornalisti e al pubblico ma anche questo è nota a margine.
Del Piero coglie il bersaglio, da capitano e bandiera, avendo accettato la retrocessione a differenza del tecnico che, come ha ribadito il presidente Cobolli Gigli, se ne è ito prima ancora del verdetto dei giudici. «Il rapporto professionale non era soddisfacente sotto molti punti di vista. Il fatto che oggi nessuno lo rimpianga la dice lunga su quello che sono stati questi due anni con lui. C’era un problema di gestione del gruppo. Il problema non era soltanto relativo al modo con il quale io venivo impiegato. Siamo riusciti a strappare uno scudetto ma per gli uomini che avevamo siamo usciti troppo presto dalla Champions, certo che per come ci faceva lavorare era quello che meritavamo. La situazione mi stava portando lontano da Torino. Se fosse rimasto Capello me ne sarei andato, ma all’estero perchè non avrei accettato di giocare in un’altra squadra in Italia. Poi è accaduto quello che sappiamo, sono cambiate le condizioni e sono soddisfatto della decisione che ho preso. La mia scelta è stata dettata da diversi fattori, gli stessi che, in fondo, mi hanno portato a restare a Torino in tutti questi anni. Qui sto benissimo, la squadra è gloriosa e mi ha sempre dato la possibilità di vincere. Nel corso degli anni il rapporto con John e Lapo Elkann e con Andrea Agnelli è cresciuto. La decisione della proprietà di dare una nuova identità alla società e di trovare in me un punto di riferimento è stata molto importante. E poi il mio legame con la squadra e con i tifosi è unico e non ho voluto disperderlo».
Del Piero ha anche aggiunto di condividere in pieno le scelte politiche dei dirigenti, con il ricorso al Tar: «Era un passaggio obbligatorio per la disparità di giudizio che c’è stata. La Juventus è stata l’unica a voltar pagina e quello che sta facendo è giusto. Il trattamento deve essere uguale per tutti. Non si può fare una sentenza e poi confermarla in appello soltanto alla Juventus. Nell’ultimo campionato abbiamo dimostrato sul campo di essere i più forti. I festeggiamenti degli interisti per lo scudetto mi fanno sorridere».