FUORI I MINISTRI DAL PARLAMENTO

La maggioranza è andata sotto alla Camera pur avendo un vantaggio di oltre cento deputati. Gli elettori si sono fortemente irritati e non è stata una bella prova. Gli assenti erano tutti i membri del governo (legittimamente assenti perché impegnati nel loro mestiere), più un gruppone di deputati allegroni e scansafatiche. Per i secondi, gli scansafatiche, dovrebbe bastare una tirata d'orecchie e forse una pedata di scoraggiamento. Esiste però la questione dei membri del governo, che fanno parte soltanto nominalmente del Parlamento e che in realtà sono impegnati, e molto impegnati, nel loro lavoro di ministri e sottosegretari.
Non vogliamo buttarla in antipolitica. Vogliamo buttarla in politica. Per dire: coloro che sono ministri e sottosegretari dovrebbero dimettersi e fare soltanto il loro lavoro. Un ministro non può e non deve essere costretto a correre a Montecitorio con la lingua di fuori perché c'è un’importante votazione, cancellando impegni e appuntamenti. E c'è una ragione costituzionale, di principio, molto forte per sostenere questa necessità. La ragione è che il Parlamento deve controllare l'esecutivo e l'esecutivo non può recitare due parti in commedia: quella del controllore e quella del controllato. Si dirà: ma si è sempre fatto così. Vero, ma è stato fatto male ed è ora di cambiare perché abbiamo tutti detto che questa è una legislatura di grandi riforme anche di valore costituzionale.
E poi c'è la questione dello stipendio. Lo stipendio di un parlamentare che faccia davvero il suo mestiere è assolutamente equo, checché ne dicano quelli della casta. Se un parlamentare fa anche il ministro o il sottosegretario, cumula due stipendi, e questo è male. Pensiamo anche che chi fa il ministro o il sottosegretario debba guadagnare il giusto, e cioè anche molto, ma senza cumulare due stipendi di cui uno relativo a un lavoro che non può e non deve svolgere. C'è poi una ulteriore ragione: in questa legislatura il Parlamento rischia di essere totalmente esonerato dal suo ruolo e di diventare un votificio in cui una massa di deputati e senatori devono soltanto seguire le istruzioni impartite e spingere un bottone. Il Parlamento in questa legislatura deve invece trovare strumenti per non restare appiattito e svuotato. Se recupererà i deputati cui ha diritto, il Parlamento farà meglio il suo mestiere e permetterà al governo di compiere al meglio il proprio.