"Fuori le idee, dobbiamo creare l’Expo di tutti"

Il presidente lombardo Formigoni apre gli Stati generali e chiede la piena partecipazione dei milanesi. Ognuno avrà 5 minuti per raccontare la sua Expo

Presidente Roberto Formigoni, tutto è pronto per gli Stati Generali dell’Expo. Stamani al Teatro Dal Verme ascolterà idee e proposte dei milanesi per l’Esposizione Universale. Non crede che questo appuntamento, questo grande braistorming possa scadere in una ressa verbale?
«No, assolutamente no. Expo avrà successo nella misura in cui sarà un evento popolare. Gli Stati generali sono tanti contributi, tante idee e tante proposte e soprattutto coinvolgimento e partecipazione. Gli Stati generali dell’Expo sono un megafono, uno spazio dato alla nostra gente che vogliamo ascoltare».
Nessun dubbio sulla voglia della gente di parlare: finora sono settecento e passa gli iscritti a parlare.
«Cinque minuti e non di più a testa. Molti non riusciranno a raccontare il “loro“ Expo ma tutti e davvero tutti potranno lasciare il contributo sia in forma scritta che registrandolo in formato audio e video. E tutti quei contributi saranno poi letti, visti e vivisezionati perché vogliamo dare spazio alle idee, alla creatività, all’estro e alla passione. Expo è vincente con la partecipazione popolare. Come dire: su Expo le istituzioni hanno responsabilità, ma senza la partecipazione popolare rimarrebbe qualcosa senza coinvolgimento».
Expo sarebbe però in ritardo?
«Nessun ritardo. Siamo puntualissimi. Il Tavolo Lombardia non ha perso un secondo. Lo dico con orgoglio».
Qualche problema, presidente Formigoni, c’è però stato?
«Difficoltà ci sono però state all’inizio del percorso. Poi, le istituzioni hanno lavorato e adesso siamo in perfetto orario. Qualcuno ancora vagheggia di un ritorno a Smirne (ride). Il Bureau international des Expositions che è un controllore ferreo segue passo passo gli sviluppi di Milano che supera tutti controlli. E, poi, tutti abbiamo ben chiaro ciò che Expo rappresenta per Milano e il nostro Paese: una grande opportunità, un volano per la nostra economia e una sfida internazionale che vogliamo tradurre in un grande successo».
Note di un ottimismo non di facciata a parte, Expo sarà pure occasione per estendere la politica di cooperazione a vantaggio dei Paesi in via di sviluppo.
«Siamo già in moto. Alliance for Africa, la Fondazione per l’Africa realizzerà e sosterrà progetti di educazione, formazione e sviluppo con particolare attenzione al settore agroalimentare, alla sanità e ai servizi pubblici. Molti Paesi africani si affacciano sullo scenario mondiale come nuovi, importanti interlocutori. Milioni di persone lì vivono ancora sotto la soglia della fame, della dignità. Non è possibile rimanere indifferenti. C’è un impegno sottoscritto al global forum del G8 che Expo si è assunto con centinaia di progetti: il diritto ad una alimentazione sana, sicura e sufficiente per tutto il pianeta».
In sintesi, promuovere un’alleanza globale per uno sviluppo realmente sostenibile.
«Expo è un cantiere, un grande cantiere di riflessioni e di progetti comuni su fondamentali temi della nostra vita collettiva: la produzione agricola, l’alimentazione, l'ambiente, la mobilità sostenibile. Expo è un catalizzatore di iniziative e di progetti per la promozione di “beni pubblici globali“ di cui tutti noi abbiamo un urgente e crescente bisogno».
Un primo passo è però già possibile compierlo agli Stati Generali: venendo all’appuntamento con i mezzi pubblici.
«Un gesto che ho promosso come buon esempio di come si possa reagire alla sfida delle idee e dei progetti alla base dell’appuntamento al Dal Verme. Un gesto virtuoso per l’ambiente da ripetere per i sei mesi di Expo, che ospiterà il mondo e i grandi della Terra a Milano».