Fuori dalla notizia Ora le avventure degli 007 sono più credibili

Le notizie non muoiono sulla carta, né nell'etere, né in Rete. Sopravvivono altrove.
Dove, non si sa. Proviamo a immaginarlo

Le notizie non muoiono sulla carta, né nell'etere, né in Rete. Sopravvivono altrove. Dove, non si sa. Proviamo a immaginarlo.

La notizia. L'ombrello con la punta avvelenata, i topi-bomba, il microfono-oliva, la pistola a forma di portasigarette. Tutte diavolerie degne di un film di 007 o di un libro di John Le Carré. Ma è tutto vero. Il Times ha infatti raccolto i dieci migliori gadget da agente segreto mai prodotti dai servizi di sicurezza di mezzo mondo: oggetti strambi, curiosi, letali. Che spesso e volentieri hanno superato la fantasia degli autori di genere.
Furono i tecnici del Kgb a ricavare, all'interno della punta di un ombrello, il meccanismo spara-veleno che uccise il dissidente Georgi Markov sul ponte di Waterloo, a Londra, nel 1978. Lo scrittore sovietico percepì solamente una puntura nel retro coscia. Quindi le scuse gentili di uno sconosciuto, probabilmente un agente dei servizi segreti bulgari. Markov morì quattro giorni dopo, in ospedale, avvelenato da una dose letale di ricin. Sempre di provenienza russa sono il portafoglio-macchina fotografica e l'accendino nascondi segreti.
È del 1954 il portasigarette-pistola che avrebbe dovuto uccidere a Francoforte un leader anti-comunista. L'agente del Kgb Nikolai Khokhlov si fece però prendere dal panico e all'ultimo momento si consegnò agli americani. Che subito mostrarono al mondo di che cosa erano capaci i russi. L'episodio colpì l'immaginazione del padre di James Bond, Ian Fleming.
La celebre valigetta esplosiva di 007 era stata in realtà inventata dallo Special Operations Executive (Soe) britannico durante la seconda guerra mondiale e serviva per trasportare documenti sensibili. Se aperta nel modo scorretto, distruggeva il suo contenuto.
Gli scienziati del Soe avevano messo a punto anche dei «ratti esplosivi» che avrebbero dovuto far saltare in aria le caldaie dei nazisti. Non vennero mai messi in produzione solo perché gli agenti tedeschi scoprirono il trucchetto.
Gli agenti del Soe, tra le altre cose, ricevevano in dotazione dei pantaloni con bottoni magnetizzati. Se catturati, o intrappolati dietro le fila del nemico, bastava tagliarli e sovrapporli per trasformarli in bussole.
Relitti di un passato ormai svanito? Non tanto. Nel 2006 una televisione russa ha accusato i britannici di trasmettere immagini nel mezzo di una strada di Mosca grazie a un'antenna mascherata da pietra. Accuse ovviamente negate dal governo di Londra.
Gli americani non sono rimasti certo a guardare. Negli anni '60 il detective Hal Lipset mostrò a un'allibita commissione del Senato il suo microfono-oliva. Bastava servirlo in un vodka Martini - lo stecchino fungeva da antenna - per registrare conversazioni nell'arco di 10 metri.
Nel '75 toccò invece al direttore della Cia William Colby comparire in Senato. I commissari si videro consegnare una mini pistola con mirino telescopico capace di sparare freccette avvelenate a 80 metri di distanza. Colby spiegò che, per quanto ne sapeva, armi di quel genere non erano ma state usate. Ma non poteva esserne sicuro. (fonte: Ansa, 13 maggio 2009)

Fuori dalla notizia.
A pensarci bene, è l'uovo di Colombo degli agenti segreti. O, se preferite, il trucco più autoreferenziale per gli uomini delle «intelligence» di tutto il mondo.
Si tratta di una particolarissima sostanza chimica che viene sprigionata dalle pagine dei romanzi di spionaggio quando queste vengono sfogliate a un ritmo costante (fra i 2 e i 3 minuti a pagina).
Tale ritrovato della chimica, ha rivelato Ian Bond, il suo ideatore che si nasconde dietro pseudonimo, ha uno scopo semplicissimo e invero poco criminale: convincere i lettori della plausibilità di ciò che stanno leggendo. «Diciamo che è un sistema innovativo di fidelizzazione del cliente», ha commentato Orson Renko, lo storico delle spy stories di origine russa.