Un fuori onda tradisce Tremonti «Brunetta? È proprio un cretino»

Roma«Questo è il tipico intervento suicida». I 140 giornalisti e operatori arrivati al ministero dell’Economia per la conferenza stampa sulla manovra vedono solo Giulio Tremonti che si copre la bocca con la mano e bisbiglia qualcosa al Ragioniere generale dello Stato Mario Canzio. Sembra lo faccia per non disturbare il collega Renato Brunetta che sta snocciolando cifre, invece è il trucchetto anti lettura del labiale, molto di moda tra i calciatori allo stadio. Solo che, nell’ultramicrofonato salone delle conferenze di Via XX settembre, non riesce e il nuovo scontro tra i due ministri rivali va in onda su tutti i siti internet, rimbalza nei social network, fino al finale: un abbraccio riparatore, le scuse di Tremonti a Brunetta al Consiglio dei ministri e l’interrogativo sull’opportunità di divulgare colloqui che non sono pubblici. Il primo a dire che non bisogna farlo è stato Brunetta per il quale i fuori onda sono come «intercettazioni illegali».
I fatti sono questi. Il ministro della Pubblica amministrazione spiega l’entità del taglio sui dipendenti pubblici: «Trenta milioni euro nel 2013; 740 milioni per il 2014, 340 milioni per il 2015 e 370 milioni per il 2016. Ricordo che la massa salariale nel settore pubblico è di 180 miliardi di euro, quindi sono correttivi assolutamente sostenibili». Tremonti non è d’accordo, lo dice al suo vicino di conferenza stampa, sicuro di non essere ascoltato: «È proprio un cretino». Il giorno dopo tutto il Paese viene a conoscenza della stroncatura.
Lo hanno definito fuori onda, come le conversazioni registrate negli studi televisivi, ma assomiglia molto ad una intercettazione ambientale di una lite tra colleghi di ufficio. Il dispositivo non è nemmeno dei più discreti, un microfono piazzato sul palco degli oratori e una telecamera.
Nel video, che dura 3,17 minuti, esclusiva del sito internet di Repubblica, non c’è solo il primo «apprezzamento». Il secondo è di natura tecnica e arriva da Canzio, che fa notare come rispetto al resto dei risparmi quello sul pubblico non sia poi molto: «Inutile che parli». Tremonti gli dà ragione e rilancia: «Eh, ma deve parlare». Poi è il turno del capo di gabinetto del ministero Vincenzo Fortunato. Critica Brunetta, ma sembra avere una visione diversa: «È un massacro». E Tremonti: «Tanto c’è il testo». Poco dopo, Brunetta spiega che si difenderanno i salari pubblici dall’inflazione e il ministro dell’Economia si rivolge al responsabile del Welfare Sacconi: «Maurizio, è scemo eh?». L’interlocutore scuote la testa e bisbiglia qualcosa. «In quel momento non stavo seguendo la conferenza perché immerso nella lettura, come si vede e si sente chiaramente dal video», spiega lui stesso. Come Brunetta anche Sacconi pensa che «l’episodio della conversazione intercettata in occasione della conferenza stampa sulla manovra la dice lunga sul grado di rispetto della privacy da parte di certa informazione».
La nuova lite tra colleghi amplificata da internet si conclude con le scuse di Tremonti a Brunetta. Il ministro anti fannulloni si vendica con una nota nella quale racconta l’episodio: «È venuto Giulio e mi ha abbracciato, chiedendomi scusa. Io, però, non ho ancora capito cosa sia successo. Ma si sa, non sono veloce di comprendonio».
La mattinata, dopo il Consiglio dei ministri, trascorre serena a Montecitorio. Brunetta riappare in Aula. Deputati e ministri vanno a salutarlo e a manifestargli solidarietà. Poi la nota nella quale fa finta di non sapere il motivo delle scuse, spiega che non considera nemmeno i fuori onda e, per quanto riguarda gli insulti, ironizza: forse Tremonti «non si riferiva neanche a me, forse piuttosto a qualche direttore di giornale».
Alla conferenza stampa c’era anche il ministro dello Sviluppo Paolo Romani. È lui a rivelare l’episodio delle scuse, dell’abbraccio e anche il resto: «Tutti andremo al suo matrimonio», che si svolgerà domenica prossima a Ravello dove è atteso anche Silvio Berlusconi. Matrimonio che è già un evento. Anche perché su internet ci sono gruppi che cercando di organizzare blitz per rovinare la festa a Brunetta e alla compagna. Lo slogan scelto su Facebook è «domenica 10 luglio l’Italia peggiore farà la festa a Brunetta», «Assediamo con i nostri corpi e la nostra voce le loro feste, diventiamo il loro incubo». Si firmano Indignati Costa D’Amalfi, il Comitato insegnanti e Ata precari Salerno e associazioni disabili. Le agenzie di stampa li chiamano «precari». Visti gli annunci bellicosi hanno tutta l’aria di essere l’ennesima incarnazione dei vecchi autonomi.