Fuori pericolo la donna ferita per onore

Il fratello, nipote di un boss, aveva tentato di ucciderla perché separata

Mariateresa Conti

da Messina

Per settimane è stata ad un passo dalla morte. In fin di vita perché colpevole, agli occhi del fratello che ha confessato di averle sparato, di avere infranto le leggi mafiose che regolano la famiglia, leggi che non permettono ad una donna di divorziare, di rifarsi una vita, di avere un figlio da un nuovo compagno. Ma a dispetto del codice mafioso, che la vorrebbe morta, Brunetta Morabito, 32 anni, la giovane avvocatessa nipote del boss calabrese Giuseppe Morabito u tiradrittu (uno dei capi indiscussi della 'ndrangheta calabrese, ndr) gravemente ferita a colpi di pistola alla testa dal fratello minore Giovanni, sta lentamente uscendo dal tunnel. Dopo due settimane, infatti, è uscita dal coma, e ha lasciato il reparto di Rianimazione del Policlinico di Messina, dove l'hanno letteralmente strappata alla morte. La prognosi resta riservata, ma i medici adesso sono fiduciosi che ce la farà. Dovrà restare ancora ricoverata a lungo, non si sa con esattezza l'entità dei danni subiti. Ma sta, però, decisamente meglio, e tornerà ad abbracciare il suo piccolo Francesco Maria, nato appena dieci giorni prima del tentato omicidio.
Si avvia a lieto fine, dunque, questa brutta storia, emblematica di quanto le regole mafiose finiscano con l'influire anche sulla vita privata di chi, come Brunetta Morabito, aveva rotto i ponti con la famiglia d'origine ricostruendosi una vita a Messina, lontano dal paese d'origine, Africo. A sparare alla giovane, come si diceva, il fratello minore, Giovanni, che si è consegnato alle forze dell'ordine, confessando di avere sparato alla sorella per «lavare» l'onore della famiglia, macchiato dalle sue scelte di vita. Il giovane non ha mostrato alcun segno di pentimento, anzi. Si è addirittura sorpreso, in negativo, quando ha appreso che Brunetta era viva, nonostante tutto. Il movente del tentato omicidio sembra chiaro, anche se restano alcune incongruenze, tra cui il mancato ritrovamento della pistola utilizzata per il tentato assassinio, che non è stata trovata nonostante le indicazioni fornite da Giovanni Morabito. Il gesto del giovane sarebbe, comunque, autonomo. Gli altri familiari della giovane, infatti, hanno preso le distanze da lui, assistendo Brunetta in ospedale durante il ricovero.
Unica «colpa» della giovane, agli occhi del fratello, quella di essersi rifatta una vita. Brunetta Morabito, infatti, si era separata dal marito. E a Messina, dove faceva pratica legale presso l'avvocatura dello Stato, si era rifatta una vita, intrecciando una relazione con un dipendente civile del ministero dell'Interno. Un rapporto felice, culminato a metà marzo nella nascita di un bimbo. Proprio questo lieto evento avrebbe scatenato la furia omicidia di Giovanni. Fratello e sorella non si vedevano da oltre un anno, Giovanni Morabito non conosceva nemmeno l'esatto indirizzo. Ma era riuscito comunque a trovare la sorella. E a tentare di ucciderla.