Fuorilegge i sindaci "affama randagi"

Il fenomeno non si combatte abbattendo cani e gatti perché considerati pericolosi. L’esempio positivo del Verano a Roma. Nel cimitero della capitale vivono ben 428 felini. E decoro e igiene sono garantiti

Chissà cosa passerà per la testa di quei sindaci autori di ordinanze "affama-randagi". Capaci di emanare beceri atti amministrativi che perseguitano animali disgraziati e persone di buon cuore nel nome della cosiddetta "salute e igiene pubblica". Chissà, magari ispirati da quei due o tre contestatori dell'ultima ora che "abbaiano" e minacciano, richiamando all'ordine questi piccoli primi cittadini, ridotti a "ideare" ordinanze che vietano di dar da mangiare a cani e gatti di strada. Bell'affare. E pensare che simili sindaci sono responsabili per legge di raccogliere i cani randagi, curarli, ricoverarli in canile, microchipparli e sterilizzarli e non certo di farli morire di stenti. Lo ha più volte denunciato lo stesso sottosegretario Francesca Martini. Invece no, sono solo capaci di peggiorare la loro posizione, in barba alle leggi e ai loro doveri di provvedere agli animali vaganti sul loro territorio. Basta segnalare solo alcuni casi limite. Dalla figuraccia del sindaco di Monte di Procida, nel napoletano, che nel gennaio scorso si beccò la bocciatura del Tar della Campania per aver vietato di somministrare cibo a cani e gatti randagi e anche a colombi. Il Tribunale lo bollò addirittura parlando di "eccesso di potere per irragionevolezza". Più recente il caso dello scorso settembre, che ha fatto scalpore: l'ordinanza del sindaco di Altavilla Irpina, ad Avellino, che disponeva ad Asl veterinaria, Carabinieri e Polizia municipale "l'abbattimento dei cani randagi di comprovata pericolosità per motivi di sicurezza pubblica". No comment.
Beh, errare è umano, ma perseverare è diabolico. "Privare gli animali del sostentamento rientra nel reato di maltrattamento e non risolve il problema del randagismo", tuona l'on. Martini. Certo, il buonsenso non deve mai mancare, da entrambe le parti.
Ebbene, il mensile "Quattro Zampe" (www.qzlife.it) dedica il dossier di ottobre proprio alle "Ordinanze affama-randagi", con reazioni e consigli delle associazione animaliste (Lav, Enpa, Animalisti Italiani e Lega del Cane) e soluzioni modello, come quella del cimitero monumentale del Verano. Qui la più grande colonia felina d'Italia, ben 428 gatti randagi, convive d'amore e d'accordo con cittadini, tombe e visitatori, grazie al buonsenso bilaterale dimostrato dal direttore dei servizi cimiteriali dell'Ama di Roma, Vittorio Benedetto Borghini e dall'associazione onlus Animal Welfare di Luana Stefani (www.igattidelverano.it).
Come riporta Quattro Zampe, all'interno dell'area cimiteriale vi sono 34 postazioni dedicate all'alimentazione dei gatti, tra "Cat Cottage" e cassepanche mobili verdi, in materiale plastico. Una soluzione economica, igienica, ordinata e rispettosa del decoro dell'area.
All'interno delle postazioni, perfettamente contestualizzate con l'ambiente, tutti i giorni Luana Stefani ripone cibo per la colonia felina, i gatti vi entrano per mangiare e vivono tranquillamente, costituendo anche un ottimo deterrente per i topi.