Fuorilegge l'86 per cento dei valori dei maggiori impianti industriali del Lazio

Allarmanti i dati che emergono dalla campagna «Mal'Aria» promossa da Legambiente, che chiede l'intervento della Regione a tutela della salute dei cittadini

Benzene, ossido di azoto, di zolfo e di cloro. Sono i principali alleati dell'inquinamento nella nostra regione. L'86 per cento dei valori dei maggiori 18 impianti presenti nel Lazio è oltre le soglie di legge. Lo denuncia Legambiente, che lancia l'allarme e chiede da una parte alla Regione di intervenire per controllare e risanare la qualità dell'aria riducendo le emissioni, e dall'altra alle industrie di puntare su processi meno impattanti. L'associazione, protagonista della storica campagna delle lenzuola bianche annerite, quest'anno presenta «Mal'Aria industriale», il nuovo libro bianco sull'inquinamento. Fuorilegge sono infatti 62 su 72 valori e tra questi anche molti metalli pesanti, come cadmio, arsenico, cromo e nichel, che non incidono solo sull'aria, ma riempiono anche le acque del territorio. Così agli inquinanti «classici», che il traffico riversa nelle nostre città, vanno aggiunte queste sostanze chimiche, tossiche e in alcuni casi cancerogene, emesse da siti industriali, come risulta dal Registro Nazionale Ines relativo al 2006. Le fonti di emissione sono tante e diversificate e vanno dalle cementerie alle centrali termoelettriche, dalle cartiere alle discariche, dalle raffinerie alle industrie chimiche e tutte hanno l'inquinamento come comun denominatore. Tra le aree più compromesse dal punto di vista ambientale, c'è il Polo Energetico Settentrionale di Montalto di Castro e Civitavecchia, la Raffineria di Roma situata a Malagrotta e la cementeria di Guidonia. Su Malagrotta, poi, oltre alla più grande discarica d'Europa, insiste il nuovo gassificatore, la Raffineria di Roma e numerose cave. A Guidonia la cementeria, è affiancata dalla discarica dell'Inviolata e da altre cave e, a solo pochi chilometri, c'è un inceneritore per catalizzatori. Concentrazioni di strutture, che mettono a serio rischio la salute degli abitanti del Lazio. «Per tutelarla, oltre che sullo smog da traffico, bisogna intervenire sulle emissioni industriali - dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio –. L'obiettivo nel nostro territorio è raggiungibile, ma serve un rinnovato impegno da parte delle istituzioni, a cominciare da continui e seri monitoraggi. Alle industrie, invece, chiediamo di scommettere su prodotti più innovativi, con meccanismi di produzione più efficienti e meno inquinanti così da rafforzare, soprattutto in questo momento di crisi economica, la qualità, la capacità competitiva e la sicurezza degli impianti».