Fuorilegge le nozze combinate

da Berlino

Hatun Sürücü aveva quindici anni quando la famiglia la rispedì in Turchia per sposare un cugino che non aveva mai visto. Per lei fu un trauma. Era nata e cresciuta a Berlino, dove i suoi genitori, emigranti turchi, erano giunti negli anni Settanta. Parlava male il turco, la sua lingua era il tedesco e il suo sogno era di vivere come una ragazza tedesca. Quel matrimonio imposto non lo accettò mai e un anno dopo le nozze scappò di casa, tornò a Berlino, ruppe con la famiglia e cambiò stile di vita. Si trovò un lavoro, vestiva all'occidentale, si truccava, andava in discoteca, aveva storie sentimentali.
Ma Hatun non aveva fatto i conti con le leggi non scritte della comunità turca. La scelta della ragazza, che ormai aveva 23 anni, erano una vergogna insopportabile per la sua famiglia che - dopo un consulto cui parteciparono genitori, fratelli, sorelle, cugini e parenti alla lontana - decise che Hatun doveva essere soppressa. La sentenza fu eseguita una sera di inverno dal suo fratello più giovane, Ayhan, 19 anni, che la uccise con cinque colpi di pistola. Aveva ventitré anni.
Ma la storia di Hatun non finisce qui. Al processo la famiglia ha continuato a solidarizzare con il fratello assassino per questioni di onore, condannato a nove anni e tre mesi (una pena mite perché la legge prevede le attenuanti per gli imputati sotto i vent'anni). E la reazione dell'ambiente familiare ha suscitato un brivido nell'opinione pubblica tedesca. Una reazione destinata ad avere conseguenze anche sul piano politico: vari esponenti della Cdu (il partito della cancelliera Merkel) hanno annunciato che proporranno una legge per punire con pene severissime i matrimoni obbligati imposti dai genitori. E tra le pene, secondo la proposta, c'è anche l'espulsione. Forse l'orribile fine di Hatun è servita a qualcosa.