Fuorisede, il «business» delle stanze d’oro

Michela Giachetta

«Pronto?». «Mi dica». «Chiamo per la casa». «Lei è fidanzata?». Comincia così, con una domanda che viola qualsiasi legge sulla privacy la nostra ricerca di una casa a Roma. «Casa» è eccessivo. Dati i prezzi ci rendiamo subito conto che dovremmo accontentarci di una stanza, se vogliamo metterci nei panni di tutti quei ragazzi «fuori sede», che per un motivo o per l’altro, arrivano nella capitale. E hanno bisogno di un posto in cui dormire.
«Fidanzata?». «Non voglio uomini nell’appartamento. Che fa? Lavora?». «Studio. Faccio uno stage». «Meglio che niente. Quando vuole venire?». Fissiamo l’appuntamento. La zona è Largo Preneste. E la casa è in un seminterrato. «C’è tutto», dice la proprietaria. Tranne la luce. La signora ci mostra il bagno: «Il rubinetto perde, ma solo qualche goccia ogni tanto». E poi lo sgabuzzino e le due camere. «Non voglio ragazzi, perché sporcano. Quindi mi informo, perché se una è già fidanzata è normale che si voglia portare il ragazzo. Così mi cautelo». E in città pensano ancora che il pericolo siano gli attentati terroristici. «Quanto costa la stanza?». «Trecentocinquanta euro la singola. Sa, ce stà tutto: lavatrice, frigorifero, sgabuzzino». Ci mostriamo reticenti: «È che manca la luce, siamo sottoterra, senza finestre». «Ma lo sapete quanto costa una stanza ai piani alti?».
Proviamo a informarci. Compriamo Porta Portese: «Zona Tiburtina, affitto a studentessa una stanza singola, ampia arredata, piano alto, libera da settembre, euro 400 più spese modiche». Chiamiamo. Risponde una ragazza: «Puoi venire domani? Oggi ho la palestra». «La stanza libera è la tua?». «Sì, mi sono appena laureata, cambio zona». Andiamo il giorno dopo. Il quinto piano costa di più, ma non vale la maggior spesa. Stanzetta piccola, comunicante con un’altra attraverso una porta. «È sempre chiusa, ma la ragazza che sta dall'altra parte va a letto presto e non vuole rumori la sera». «E il bagno?». «La caldaia è di quelle vecchie. Ti conviene arrivare presto a fine giornata e farti la doccia per prima, se no l’acqua calda finisce e sono dolori».
Per evitare ulteriori «dolori», cambiamo zona: San Giovanni, «affitto a studentesse referenziate in appartamento completamente ristrutturato due camere doppie a 330 euro più spese». L’appartamento «completamente ristrutturato» è, in realtà, ancora in fase di ristrutturazione. Mancano i battiscopa, le finestre sono senza persiane e il frigo è senza congelatore. «Ma quello lo porto via». «Scusi?». «Il frigorifero mi serve per un’altra casa. Se ve ne occorre uno, dovete comprarvelo». Il frigo serve, ovviamente, ma serve di più un appartamento ristrutturato e dotato se non di tutti i comfort, almeno dell’essenziale.
Andiamo in un’università. La Sapienza, per precisione. In una delle innumerevoli entrate troviamo un uomo e una donna che distribuiscono volantini: «Affittiamo stanze da 350 euro in su. Contattateci». Non ci convincono. Passiamo oltre. Dentro l’università biglietti con annunci di case da affittare campeggiano ovunque. Nei bar e fuori dai bar. Nelle bacheche delle diverse facoltà. Sui bidoni della spazzatura. Nelle cabine telefoniche. È una giungla. Proviamo a non perderci. Prendiamo qualche biglietto e chiamiamo. Per le stanze situate in appartamenti dotati di tutti i comfort - intendono, telefono, internet, spesso fastweb - il prezzo si aggira intorno ai 400 euro per il posto letto in camera doppia e 500 - 550 euro per la singola. Tutti distano pochi minuti dalla facoltà. Quasi tutti non prevedono un contratto. Risparmia il proprietario e risparmia lo studente. Ma a che prezzo? Non ne veniamo a capo. Proviamo a rivolgerci a qualche amico. Chiediamo in giro, a conoscenti che sono in città già da qualche tempo. «Provate ad andare in Piazza Vittorio». Proviamo. Le inquiline dell’appartamento ci aspettano tutte insieme. «Dobbiamo essere d’accordo sulla scelta di chi entra in casa». La casa è vecchia, soffitto alto, muri spessi. «La zona non è delle migliori, ma è vicino al centro e a noi non è mai successo niente», ci informano le ragazze. Sono in tre, cercano la quarta. Nell’appartamento, situato al primo piano, c’è un unico bagno, senza finestra. Anche la cucina è senza finestre. Manca il telefono. Ed è difficile definire stanza quella che cercano di affittare. Due metri per tre e pochissima luce. «Però abbiamo un contratto regolare». La scelta si presenta ardua: contratto in regola e bagno senza finestra o affitto «in nero» e luce che filtra nella stanza?