Fuoristrada-robot di Parma fa impazzire il Pentagono

Il camion italiano era quello più grande tra i veicoli privi di piloti che si sono sfidati nel deserto del Mojave

Nino Materi

Saranno pure sofisticate creature meccaniche al 50% auto e al 50% robot, certo è che nell’edizione 2004 la «metà automobilistica» era andata in panne come un’utilitaria di seconda mano mentre la «metà robotizzata» aveva dato forfait al pari di un walkman fabbricato a Taiwan.
Quest’anno, invece, la «corsa più pazza del mondo» ha offerto agli organizzatori del Pentagono belle soddisfazioni. Un fuoristrada della Volkswagen trasformato in robot dall'Università di Stanford, a Palo Alto in California, è infatti arrivato primo nella gara sponsorizzata dai vertici militari Usa nel deserto del Mojave. Al nastro di partenza del «Grand challenge autonomous ground vehicles», 23 automi: a tagliare il traguardo sono stati solo in 4, mentre 19 non sono riusciti a percorrere l'intero percorso di 220 chilometri. Comunque i risultati sono stati nettamente migliori dell'anno scorso, quando nessun robot era giunto al traguardo e nessuno era riuscito a percorrere più di 15 chilometri.
Il premio di due milioni di dollari era destinato al primo veicolo automatico a finire la gara in meno di 10 ore: «Stanley» lo ha fatto in meno di sette ore, ma - prima di incoronarlo vincitore - bisognerà calcolare il tempo impiegato dagli altri robot giunti alla meta. A fare un’ottima figura è stato pure un prototipo gestito da un team di cui fa parte l'Università di Parma; il nome dei superveicolo è TerraMax (un possente camion a sei ruote) che, dopo varie vicissitudini tecniche, è riuscito anch’esso a completare il percorso arrivando a destinazione a Primm, nel Nevada. L’Università degli studi di Parma è per la seconda volta la sola presenza italiana al «Grand challenge», unica gara al mondo tra motorizzati completamente autosufficienti (sistema di guida compreso).
TerraMax è stato il più grosso tra i partecipanti, realizzato modificando un gigantesco veicolo militare prodotto dall'americana Oshkosh; il «cervello» di TerraMax è il frutto della collaborazione tra ricercatori della Rockwell Collins e l’équipe dell'ateneo parmigiano guidato dal Alberto Broggi, docente del dipartimento di Ingegneria dell'informazione.
Un lavoro apprezzato dalla Darpa, il laboratorio di ricerche avanzate del Pentagono, promotore di una gara che si propone di «stimolare i geni dell'elettronica nelle università per sviluppare veicoli senza pilota». Ma che ce ne faremo mai di un «veicolo senza pilota»? La Darpa non ha dubbi: «Potranno in futuro essere utilizzati in vari scenari». Il requisito fondamentale era la messa a punto di «mostri» totalmente autonomi (privi cioè di un conducente umano) in grado di prendere decisioni da soli su come affrontare l'itinerario.
Il Pentagono e la comunità scientifica sono entusiasti per l'esito della sfida nel deserto tra auto-robot completamente autonome: quattro tra i 23 veicoli iscritti hanno superato «senza alcun aiuto umano» ostacoli e insidie sparsi lungo 220 chilometri tra la California e il Nevada. Per i «creativi» della Difesa americana, è una prova che dopo gli aerei senza pilota, che vengono impiegati da anni, si avvicina anche l'era dei veicoli militari capaci di andare in missione in luoghi pericolosi senza alcun soldato a bordo.
«Siamo riusciti nell'impossibile!», ha urlato Sebastian Thrun, direttore del laboratorio sull'intelligenza artificiale alla Stanford University (nella cui officina-laboratorio è stato messo a punto il portentoso «Stanley»); testimoni raccontano che gli studenti del suo team hanno sollevavano in aria il professor Thrun portandolo in trionfo. Ma è risaputo che gli americani si fanno spesso prendere dai facili entusiasmi.
Una volta verificati i tempi di gara, l'università californiana riceverà il maxiassegno. «A differenza dello scorso anno, questa volta il premio è stato conquistato ed è interessante vedere i passi avanti fatti rispetto all'anno scorso - ha commentato Tether -. Questa è una prova per zittire tutti coloro che dicevano che le auto non possono guidare da sole. È lo stesso tipo di gente che diceva ai fratelli Wright che non sarebbero mai riusciti a volare».
Da parte sua il Pentagono - in un comunicato dai toni un po’ inquietanti - precisa di «aver pensato alla gara per stimolare i creativi a trovare nuove soluzioni sul fronte dei robot, in vista di usi futuri sui campi di battaglia».
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