La furia di Dennis fa tremare la Florida

In fuga un milione di persone. Tra Cuba e Haiti ha fatto 32 vittime

Elena Jemmallo

da Milano

Un tondo perfetto e minaccioso. Così si presenta nelle immagini che dal satellite rimbalzano sulle televisioni statunitensi la furia dell’uragano Dennis, il primo della stagione 2005 e probabilmente il più temibile da 150 anni. Alla velocità di 200 chilometi orari si è abbattuto sulla costa Usa. Dietro di lui, ha già lasciato 32 morti tra Haiti e Cuba.
L’allarme rosso è scattato due giorni fa, quando dall’Hurrican Centre di Miami, la base federale che segue gli spostamenti e lancia gli sos, hanno ordinato l’evacuazione di oltre un milione e mezzo di persone: tutte quelle che abitano nel tratto di costa interessato la passaggio di Dennis tra la Florida e il Mississippi. «Dovunque voi siate ora - ha detto Jeb Bush, governatore della Florida - raggiungete il punto più sicuro della casa e mettetevi al riparo, possibilmente che sia una stanza senza finestre. Aspettate che Dennis sia passato completamente, non fatevi tentare dall’uscire in strada quando sarà finito il primo assalto perché gli uragani ingannano. Quando passa l’occhio del ciclone all’improvviso sopraggiunge una calma innaturale ma è solo un’illusione. Aspettate in casa fino a che non sentirete il nostro annuncio che l’uragano è passato davvero».
Oltre al essere il primo dell’anno, Dennis ha tutte le carte in regola per essere ricordato anche come uno dei più feroci, «il più violento che si ricordi dal 1850» hanno fatto sapere i meteorologi. Secondo gli ultimi aggiornamenti, l’uragano si sposta con raffiche che raggiungono la punta massima di 230 chilometri orari. Dennis aveva molto perso molta della sua potenza nel passaggio su Cuba fino a scendere a forza 1 (in una scala da 1 a 5) con venti massimi di 160 chilometri orari, ma ha ripreso forza nelle acque calde del golfo del Messico ed è stato alzato alla categoria 4. «Secondo le nuove stime i danni che provocherà sono aumentati in maniera esponenziale - ha detto il direttore del Centro di Miami, Max Mayfield - per questo invitiamo tutti a prendere gli appelli alla cautela con la massima attenzione».
La zona su cui si sta per abbattere Dennis è la stessa colpita l’anno scorso dall’uragano Ivan, di forza 3, ma nonostante questo in grado di provocare oltre venti morti e danni per centinaia di milioni di dollari. Certo, l’estate del 2004 fu brutta per la meteorologia dei Caraibi. Ivan fu preceduto da Charley (7,5 miliardi di dollari di danni) e da Frances (5,3 miliardi) e fu seguito da Jeanne (4,1 miliardi). Ogni volta, oltre a decine di morti, i venti spazzarono via tutto quello che trovavano sul loro precorso: palme, tetti delle ville, lampioni, intere case prefabbricate, aerei da turismo, yachts e persino gli alligatori nelle paludi.
Per la Florida e l’Alabama, l’incubo degli uragani quest’anno è dunque iniziato molto prima del solito e la prima minaccia è già considerata molto grave (Dennis provocherà danni per oltre 1 miliardo di dollari). Inoltre, per motivi di sicurezza le compagnie petrolifere che operano nel golfo Messico hanno chiuso 116 piattaforme e hanno fatto evacuare centinaia di dipendenti. L’impatto è stato immediato sul prezzo del petrolio, schizzato nei giorni scorsi oltre i 60 dollari al barile, con le inevitabili ripercussioni sull’economia Usa.
Oltre ai danni economici, il passaggio dell’uragano ha rischiato di mandare a monte il lancio del Discovery dal Kennedy Space Center a Cape Canaveral, programmato per mercoledì. Invece, gli astronauti hanno anticipato di un giorno l’arrivo alla base spaziale per prevenire il passaggio del tornado. Nessun rinvio, dunque, per quello che dovrebbe essere il ritorno dell’America nello spazio a due anni e mezzo dalla tragedia del Columbia.