Furia omicida per uno stop: arrestato

Emilio Orlando

È stato arrestato con l’accusa di omicidio preterintenzionale Alberto Ianni, l’uomo che il 4 ottobre scorso ferì gravemente a furia di pugni e calci Massimo Fragnoli, morto dopo 52 giorni di agonia in sala rianimazione. L’aggressione, avvenuta in seguito a una banale lite per motivi di viabilità, avvenne sotto gli occhi atterriti dei due figli della vittima, di 8 e 3 anni. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere, eseguita alle 15 di ieri dal commissariato Prenestino, è stata firmata lunedì dal gip Marco Mancinetti su richiesta del pm della Procura di Roma Maria Francesca Loy che aveva sollecitato il provvedimento venerdì scorso.
Torniamo a quel tragico 4 ottobre. Sono da poco passate le 16 e Fragnoli si appresta a tornare a casa a bordo della sua Fiat Punto dopo aver prelevato i figli da una scuola del Quarticciolo. A bordo c’è anche lo moglie Antonietta. Il destino è dietro l’angolo e si manifesta nella Mercedes guidata da Ianni, un pluripregiudicato molto noto in zona per la sua violenza. Le due auto si sfiorano e Ianni comincia a inveire e a minacciare Fragnoli. Quest’ultimo inizialmente non reagisce e fa finta di nulla. Sembra uno dei tanti diverbi per motivi di viabilità che si accendono repentinamente e si esauriscono in qualche parolaccia. Ma così non è: Ianni pretende una resa dei conti, con la sua Mercedes taglia la strada alla Punto, scende e invita l’altro a scendere dalla macchina e regolare la questione. Fragnoli vorrebbe andarsene ma non ci riesce, Ianni apre di colpo lo sportello e lo strattona fuori dall’auto, lo prende a calci e pugni ripetutamente, sotto gli occhi terrorizzati dei figli e della moglie. Non è finita. Ianni mentre Fragnoli è voltato lo colpisce dietro la testa, facendolo cadere a terra privo di sensi, e poi lo percuote ancora. Percosse che provocheranno settimane dopo la morte dell’aggredito.
I familiari del morto avevano espresso le loro perplessità sul fatto che l’assassino di Massimo fosse ancora a piede libero, ma le indagini e la demolizione del castello difensivo creato da alcuni falsi testimoni è stato smontato, e per Ianni si sono dischiuse le porte del carcere.